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TRE GIORNI INDESCRIVIBILI
Scritto da Peppe Milano   
Meglio essere subito franco: sarà difficile per me fare una sintesi di queste ore trascorse insieme ai Leoni Sicani, senza sembrare retorico o banale, ma in realtà da “fuori”, la percezione è totalmente offuscata.
Non sono nuovo di questo sport, non è la prima volta che vengo a contatto con la disabilità e non credo di essere un neofita di sport in generale, eppure vivere un “ritiro” con i Leoni è stata un’esperienza che, anche volendo, sarà impossibile da dimenticare.
Per quanto mi è possibile cercherò di raccontarvi, con i miei occhi e con il mio cuore, quella che è stata la prima trasferta continentale dei Leoni.
Venerdì otto aprile: I Leoni dopo un lungo viaggio in mare iniziato a Palermo sbarcano a Civitavecchia e in un lampo la cordata giunge a La Quercia piccola frazione di Viterbo; il mio incontro con la squadra e gli accompagnatori avviene nella fase di assegnazione delle stanze in albergo, tutto deve essere rapido e preciso, c’è una partita da disputare. Infatti di lì a poco si terrà il primo dei due match che portano gli atleti siciliani nel Lazio, quello con gli ALL BLACKS di Genova che, ironia della sorte, alloggiano nello stesso hotel. La pressione cresce, ma anche la fame e così il briefing pre-partita si svolge in piazzetta mangiando panini con la porchetta. Fra battute e scherzi reciproci si cerca di stemperare la tensione, una tensione dovuta all’incognita legata alla squadra avversaria. I Leoni non conoscono gli All Blacks, ma si sa bene che Genova non è una piazza nuova per il Wheelchair Hockey e questa consapevolezza, aggiunta all’incognita legata al loro gioco determina un clima di tangibile ansia nel pre-partita. Nel pomeriggio si parte tutti insieme alla volta della palestra, la cordata composta da quattro mezzi, accompagnata dall’immancabile colonna sonora dell’inno, raggiunge il teatro delle sfide laziali.
Lì, dopo poco, verrà ridisegnata la formazione in virtù di una pretattica che porta mister Sanfilippo a non svelare tutte le sue carte. Si gioca a 2 mazze, quella dell’esperto Aurelio Licari e quella del carichissimo Luca Garofalo, in porta la sicurezza e l’accortezza di Maria Pia Mendolia, protetta dall’esperienza di Francesca Massimino e del suo stick, l’ultimo stick in campo è quello di Giuseppe Sanfilippo, utile a smistare il gioco, cercare lo spazio per le mazze, proteggere la propria metà campo e supportare l’azione di attacco.
Nei primi minuti di gioco si palesa il fatto che anche gli All Blacks sono una formazione neonata, così come i Leoni, e che alla guida dello stick più esperto stanno facendo strada in questo sport. Il loro piglio è quello giusto, determinato e combattivo, ma nulla si può con l’armata di mister Sanfilippo. Il primo ed il secondo tempo del match vedono i Leoni che segnano poco, discutono tanto e stentano a trovare la giusta posizione in campo. Il viaggio, la stanchezza  e secondo me anche la porchetta, hanno giocato in questo avvio un ruolo non indifferente. Fortuna vuole però che la difesa è magistralmente gestita in fase di copertura da Francesca Massimino e la porta è corazzata da “saracinesca Maria Pia”. Nel terzo e nel quarto tempo i Leoni tornano se non a ruggire, quanto meno a mostrare gli artigli e un po’ dello smalto dei denti, sotto la guida della mazza esperta Licari (2 gol), partono dalla metà campo dei Leoni una serie di azioni protette da Sanfilippo e capitalizzate da Luca Garofalo (5 gol). Nota importante è l’esordio in campionato nazionale seria A/2 di wheelchair hockey di Emanuele Bellitti che sostituisce Antonio Armato che a sua volta aveva rimpiazzato Maria Pia in porta; il risultato è già al sicuro, ma la porta rimane comunque inviolata dai tentativi di un Genova mai domo, fino alla fine: i nostri tre portieri si alternano ma il risultato è lo stesso la saracinesca è abbassata per tutti.
Il risultato finale è tennistico: 7 – 0 a favore dei Leoni Sicani che vincono ma non convincono, soprattutto se stessi, anche se la partita non è stata avara di emozioni e scontri.
L’attenzione del team tecnico dei Leoni Sicani si concentra sul fatto che la Vitersport Viterbo, sfidante dei Leoni dell’indomani (sabato 9) e favorita per la vittoria del girone, è schierato al gran completo in palestra con l’attenzione rivolta a studiare il gioco e la competitività della squadra belicina. Una cosa è chiara: ci temono e quindi saggia è stata la decisione tecnico-tattica di non svelare le nostre carte e non farci osservare nella nostra forma migliore.
Si ritorna in albergo ed io seguo il gruppo, alla stanchezza del viaggio si aggiunge la stanchezza fisica di avere giocato ed il calo adrenalinico post partita, ciononostante dopo avere fatto il punto della situazione ed aver sottolineato gli errori,  in breve tempo e smessi i panni da atleti, i Leoni sono pronti per la cena, tutti in giro per Viterbo e sulle note dell’immancabile inno si mette in soffitta il rammarico per non essersi espressi al meglio e si comincia a gioire per avere messo in cassaforte tre punti pesantissimi in ottica campionato.
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La giornata di sabato 9 è invece un’altra cosa, tutt’altra storia! Raggiungo la squadra in albergo e siamo pronti a metterci in viaggio alla volta della palestra di Santa Maria della Verità. I ragazzi sono determinatissimi, tesissimi. L’atmosfera è incandescente, si ride e si scherza ma l’unico pensiero fisso è la partita: sfidare i favoriti in trasferta, riuscire a fare il colpaccio o essere surclassati da una valanga di reti? Essere all’altezza della situazione o perdere rovinosamente partita e prospettive di campionato? L’orgoglio “sicano” dei Leoni farà i conti con il peso di una sonora batosta o no?
La cordata, da tutti denominata con affetto “Il circo Togni” per i colori della Sanfilippo’s car che evocano quelli di un circo, arriva in palestra dove gli atleti della VITERSPORT, smessi i panni borghesi ed indossati quelli sportivi, posteggiate le carrozzine a spinta ed “inforcate” quelle elettroniche, si presentano sotto una veste tutt’altro che rassicurante. Il logo della squadra, una pantera, sembra essere in agguato ed in attesa degli avversari. Durante le fasi di riscaldamento mazze e stick lasciano viaggiare la pallina sul pesante linoleum della palestra, provano schemi e cambi di posizione, un sottile gioco psicologico volto ad indebolire le difese dei Leoni. I nostri cominciano a caricarsi, Aurelio Licari si eclissa ai margini della palestra, una fase pre-partita di training autogeno, mentre gli altri cominciano a “scaldare” le carrozzine. La novità è la formazione: Francesca Massimino lascia il suo posto da titolare alla terza mazza Francesca – Kikka Nicolosi, nel giorno del suo 28° compleanno e dell’esordio in campionato, che lontana dagli allenamenti da qualche mese sente ancor di più la pressione della gara sulle sue braccia. Sanfilippo è collaudato, ma anche lui si chiude in un mutismo rassicurante, discorso diverso per Maria Pia che cerca la concentrazione rispondendo in porta alle prove di tiro di Luca Garofalo. La tensione sale e dopo avere espletato i riti ufficiali previsti dagli arbitri, messo a punto il cartellone elettronico segnatempo/segnapunti, dopo avere sorteggiato campo e palla con il classico lancio della moneta, tutto sembra pronto per dare il la al match del girone D, non UN ma IL MATCH! Salgo sugli spalti della palestra e cerco di sostenere l’azione dei Leoni con la voce … le squadre si affrontano a viso aperto e correttamente, molta tattica ed attenzione nelle prime fasi di gioco. I centrali, playmaker, si osservano e si studiano per capire quale può essere la migliore soluzione per sorprendere i dirimpettai. L’esperienza di Aurelio Licari sembra ottimizzare il gioco per i Leoni che grazie alle incursioni di Luca e Kikka mettono in seria difficoltà per lunga parte del primo tempo la difesa dei padroni di casa.
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La presa di coscienza delle potenzialità altissime dei Leoni in questa partita infiamma gli animi e il tifo si fa sempre più presente, la caparbia azione di aggiramento delle linee difensive del Viterbo determina il vantaggio dei Leoni nel primo dei 4 tempi. L’alternanza delle reti e delle azioni con continui capovolgimenti di fronte è entusiasmante, c’è il pareggio del Viterbo ma non c’è delusione o rammarico, si rincara la dose e si torna in vantaggio salvo poi subire due reti nel secondo tempo. Ci siamo, il Viterbo è alla nostra portata, ci teme, la squadra gira. Tutto sembra funzionare perfettamente, è il momento di assestare il colpo vincente, scendere in campo per il terzo tempo con un nuovo schema di gioco: il mister e la squadra concordano di invertire i ruoli di Aurelio Licari e Luca Garofalo, tornare ad agguantare il pareggio e poi passare in vantaggio e cercare di gestire il risultato per agguantare anche un solo insperato punto finale!
Le cose non vanno come dovrebbero, viene fuori in un minuto l’inesperienza dei Leoni! Il riassestarsi in campo determina il primo buco dove si infilano i padroni di casa per aggravare il passivo delle reti subite dai Leoni. I giallo-verdi sono in trans e non riescono a pensare a come in 20 secondi dall’inizio del terzo tempo, sia arrivato impietoso il gol del Viterbo; fase obnubilata della partita in cui i Leoni  non si orientano, hanno perso il senso del gioco e del campo e in questa fase gioca un ruolo fondamentale l’esperienza dello stick della Vitersport; UNODUE ecco un nuovo buco e la solita carrozzina viterbese che si infila e mette la pallina dove nulla può l’attenzione di Maria Pia. Due sberle sonore che risvegliano e riportano sulla terra i nostri, che però ora devono vedersela con un passivo di 3 reti, ci crediamo ancora e le pantere sono di fatto alla nostra portata, e infatti ci temono e per questo si chiudono a riccio a difendere il proprio vantaggio. Il risultato è una partita congelata per 2 tempi su 4, una partita in cui nulla possono i tentativi dei Leoni che peraltro piovono numerosi a ridosso della porta laziale, sono i diagonali di Luca e di Kikka, le incursioni efficaci con cui Sanfilippo ruba la pallina agli avversari e gli assist di Aurelio Licari. L’efficace copertura ed un pizzico di sfortuna impediscono che il risultato si schiodi: finisce 6 a 3, un gol a testa per le 3 mazze, con soddisfazione per il bel gioco espresso in campo e la determinazione mostrata, la caparbia tenacia nel cercare il risultato e la mole di occasioni da gol create. Rimane il rammarico per uno svarione evitabile che, in un gioco come questo, determina dei cataclismi, rammarico peraltro visibile nelle rughe che segnano il volto di mister Sanfilippo che per tutta la partita ha continuato a richiamare i suoi all’attenzione ed agli schemi provati (anche poco) in allenamento.
Sembra uno shock ed invece passa solo un attimo, alla delusione del risultato subentra un sorriso che solca il volto di tutti, un gioia dovuta alla consapevolezza che “LA SQUADRA C’È” ora deve solo crescere e farlo in fretta, perché le partite di ritorno sono vicine ed il 14 maggio il Viterbo sarà a Sambuca per difendere il primato del girone! Arrivano i complimenti degli arbitri e degli avversari, all’esperienza dei quali stavolta ci siamo giustamente inchinati.
In sintesi una partita giocata per metà sulle forze delle squadre e sul gioco vero e proprio e per metà sulla sottile lama del duello psicologico … hanno vinto loro ed anche se prima di giocare ce lo aspettavamo, dopo avere disputato due tempi abbiamo tutti creduto di portare a casa sei punti. Per ora godremo solo di 3, il resto del bottino ci aspetta a Maggio.
Si torna in albergo e ci si prepara per l’ultima sera viterbese: la serata passa festeggiando il compleanno di Kikka in agriturismo, mangiando uno sproposito e brindando con il vino di Libera alla prossima partita, giro in centro per i quartieri medioevali, musica, gente, ma soprattutto inno dei Leoni ed il tormentone del momento: SENZA VOCE VOGLIO RESTARE !!!
Stamattina, domenica 10, era ora di saldare i conti e chiudere le valigie, a mezzogiorno il gruppo riparte alla volta della Sicilia, tratta Viterbo – Napoli on the road e poi proseguire imbarcando la cordata fino a Palermo. Saluto tutti, accompagno i Leoni a prendere la A1 ad Orte e fra sorrisi, inno e tormentone, saluti ed amicizie nuove che si concretizzano e vecchie che si consolidano, termina la prima trasferta continentale dei Leoni che portano a casa 3 punti pesanti e la consapevolezza di giocarsela con tutte le carte in regola.
Grazie di cuore Leoni, a presto,                    

Peppe Milano
PS: mentre scrivo questo mio pezzo i Leoni si sono già imbarcati a Napoli ed io sono rimasto veramente senza voce!
 
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