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La riforma del vino PDF Stampa E-mail
Scritto da Patrizia Garzena   

 

Tra il Biellese e l’Eporediese in Piemonte la produzione vinicola ha fatto in questi anni un importante salto di qualità. Ecco la voce dei micro-produttori sulla riforma del comparto che è tra gli obiettivi della Commissione europea.

Image La provincia di Biella sta giocando la carta del vino. Nonostante la spiccata vocazione industriale del distretto, per decenni leader italiano del tessile di qualità, negli ultimi anni si è assistito a una rimonta del settore agricolo e in particolare della vitivinicoltura. Per questo negli ultimi mesi la proposta di riforma del settore enologico adottata dalla Commissione europea ha creato dibattito tra i produttori e le loro organizzazioni di categoria. Abbiamo sentito il parere del direttore della Cantina Sociale della Serra, una infrastruttura dove ogni anno si lavorano 15.000 quintali di uva proveniente dai vigneti della provincia di Biella e dalla zona di Ivrea.

“Una riforma del settore è, a mio avviso, auspicabile” dichiara Antonino Rosa “e credo che le misure previste dalla Commissione europea andranno nell’ottica di premiare chi, come i nostri produttori, ha scelto di puntare su qualità limitate ma di grande qualità”. “Oggi in Europa” aggiunge “si produce troppo vino di scarsa qualità e si deve ricorrere ai contributi pubblici per smaltire le eccedenze con la distillazione. Se il consumatore è diventato più morigerato e selettivo tanto vale che il settore si adegui, producendo meno ma meglio, come si sta facendo proprio nelle nostre zone”. La Cantina Sociale della Serra può contare su 330 produttori associati e, nella maggior parte dei casi, si tratta di aziende piccole a conduzione familiare dove il vino rappresenta una fonte di reddito secondaria.

E vista dalla parte dei micro-produttori diventa meno controversa anche la questione sull’utilizzo dei trucioli di rovere per simulare l’invecchiamento in barrique: una proposta che, proprio dal Piemonte, ha sollevato nei mesi scorsi contestazioni contro la riforma europea. “Non demonizzerei questo sistema” conclude Antonino Rosa “perchè consentirebbe di ottenere vini barricati, molto richiesti dal mercato, anche a piccole aziende che oggi non si possono permette di comprare ogni tre anni le botti di rovere. Fondamentale è piuttosto che il consumatore sappia in modo corretto e trasparente come è stato prodotto il suo vino”.

La provincia di Biella sta giocando la carta del vino. Nonostante la spiccata vocazione industriale del distretto, per decenni leader italiano del tessile di qualità, negli ultimi anni si è assistito a una rimonta del settore agricolo e in particolare della vitivinicoltura. Per questo negli ultimi mesi la proposta di riforma del settore enologico adottata dalla Commissione europea ha creato dibattito tra i produttori e le loro organizzazioni di categoria. Abbiamo sentito il parere del direttore della Cantina Sociale della Serra, un’infrastruttura dove ogni anno si lavorano 15.000 quintali di uva proveniente dai vigneti della provincia di Biella e dalla zona di Ivrea.

“Una riforma del settore è, a mio avviso, auspicabile” dichiara Antonino Rosa “e credo che le misure previste dalla Commissione europea andranno nell’ottica di premiare chi, come i nostri produttori, ha scelto di puntare su qualità limitate ma di grande qualità”. “Oggi in Europa” aggiunge “si produce troppo vino di scarsa qualità e si deve ricorrere ai contributi pubblici per smaltire le eccedenze con la distillazione. Se il consumatore è diventato più morigerato e selettivo tanto vale che il settore si adegui, producendo meno ma meglio, come si sta facendo proprio nelle nostre zone”. La Cantina Sociale della Serra può contare su 330 produttori associati e, nella maggior parte dei casi, si tratta di aziende piccole a conduzione familiare dove il vino rappresenta una fonte di reddito secondaria.

E vista dalla parte dei micro-produttori diventa meno controversa anche la questione sull’utilizzo dei trucioli di rovere per simulare l’invecchiamento in barrique: una proposta che, proprio dal Piemonte, ha sollevato nei mesi scorsi contestazioni contro la riforma europea. “Non demonizzerei questo sistema” conclude Antonino Rosa “perchè consentirebbe di ottenere vini barricati, molto richiesti dal mercato, anche a piccole aziende che oggi non si possono permette di comprare ogni tre anni le botti di rovere. Fondamentale è piuttosto che il consumatore sappia in modo corretto e trasparente come è stato prodotto il suo vino”.

 

 
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