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Nino Buscemi come Scajola: “non me ne sono accorto”
Scritto da Geronimo   
Nella seduta di lunedì scorso, il Consiglio comunale ha approvato le variazioni di bilancio in assestamento, il conto consuntivo dell'istituzione culturale “Federico II” e due debiti fuori bilancio.
Durante il dibattito sulle variazioni, in consiglio è stata sollevata dal consigliere comunale Vito Clemente un’eccezione importante. Di quelle che non passano certo inosservate agli occhi e alle orecchie dell’opinione pubblica. Specie in tempi di crisi economica. Clemente, rivolgendosi direttamente al Presidente del Consiglio comunale Nino Buscemi,  ha detto che se anche lui, come il sindaco e gli assessori, avesse rinunciato alla sua indennità di carica, avrebbe potuto garantire al Comune di Menfi ulteriori fondi per il sociale, visti i numerosi tagli dal governo nazionale e regionale.
L’ex sindaco socialista, sollecitato da Clemente e dal Sindaco Botta anche sulla base di dati forniti dalla Corte dei conti, ha risposto candidamente dicendo che non sapeva niente, che non si era accorto di quello che avevano deciso in giunta e che nessuno lo aveva avvisato della decurtazione.
Questa storia ci riporta con la memoria a quello che successe nel maggio scorso con l’ex Ministro Scajola, quando affermò pubblicamente di non essersi accorto di aver ricevuto una casa in pieno centro a Roma.
Cosa accadde? Calderoli, da ministro a ministro, un’ipotesi l’aveva avanzata, non fosse altro che per giudicarla inverosimile: nessuno è così “fesso” da pagare in nero con assegni circolari e nessuno è così “fesso” da evadere il fisco davanti a un reggimento di testimoni. E, siccome Scajola non è fesso…
Una seconda ipotesi, più drastica e sconsolata, l’aveva esposta il vice direttore de Il Giornale, Nicola Porro. Raccontava alla radio del Sole 24Ore: “Ho intervistato Scajola e l’impressione è che prendesse me e tutti per i fondelli. Ma come si fa a giurare che quella casa costava 610mila euro? Che a Roma, di fronte al Colosseo, si comprasse casa a poco più di tremila euro al metro quadro? Gli ho offerto aiuto, appiglio: i 200mila in contanti versati come anticipo…Gli ho suggerito: 610mila più 200mila fanno 800 e passa, sempre meno del valore reale di mercato, ma insomma…Niente, Scajola giurava 610mila e basta…Mi sono sentito preso per i fondelli insieme a tutta la pubblica opinione”.
Due ipotesi, entrambe avanzate da alleati e amici, un ministro del governo e un giornalista di destra. Avanzate prima che Scajola si dimettesse: quella del fesso improbabile e quella di uno che improbabilmente vuol farci fessi. La realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione, Scajola in carne, ossa e parole ha superato ogni ipotesi. Scajola ha detto davanti ai giornalisti scandendo le sillabe: “Un ministro non può sospettare di abitare in una abitazione pagata da altri, se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata in parte pagata da altri, senza saperne il motivo, il tornaconto e l’interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per annullare il contratto di compravendita. E’ questo il motivo più forte per cui mi dimetto”. Dunque, letteralmente e senza ombra di dubbio e fraintendimento Scajola dice che forse la casa gli è stata pagata e regalata e lui non lo sapeva allora e non lo sa adesso.
Il che rimanda alle due precedenti ipotesi, aggravandole al limite dell’incredibile. Ipotesi numero uno, fondata sulle parole di Scajola, sorella siamese dell’ipotesi che sia sincero. L’ipotesi numero uno, quella di Scajola assolutamente sincero, dice che era ministro un “fesso assoluto”, uno che gli pagano la casa e lui non se ne accorge fino a che non lo scrivono i giornali.
Seconda ipotesi, anch’essa drammaticamente rafforzata dalle parole del ministro: Scajola prova a prendere tutti per i fondelli. Ipotesi che si fonda sulla improbabilità che qualcuno regali a chiunque una casa ad insaputa del beneficiario. Quale preferire delle due ipotesi? Senza dubbio la seconda, la prima sarebbe devastante e inquietante. Un ministro preso, la defizione è sua, con “il sorcio in bocca” che tenta di prendere per i fondelli non è buona cosa, anzi è cosa pessima.
Di ipotesi ce n’è anche una terza, sta a metà tra le prime due. Ha il vantaggio della maggiore plausibilità, ma lo svantaggio di sommare i “difetti”, della storia non dell’ipotesi, delle prime due. Eccola l’ipotesi: Scajola non è indagato e tale vuole restare. Si è consigliato con i suoi legali e questi gli hanno detto di “staccare”, separare la sua storia da quella di Anemone e Zampolini. Meglio tuffarsi nel ridicolo che in un’incriminazione. Quindi Scajola, a suo tempo “fesso” quando pensò che l’omaggio ricevuto era cosa tanto naturale ed ovvia quanto destinata a non essere mai reso pubblico, adesso prova una strategia difensiva che prende per i fondelli le ipotesi di reato. Strategia che dice: se la casa me l’hanno regalata, io non sapevo, se quegli assegni ci sono, li hanno emessi ed incassati a mia insaputa. Soprattutto, se i soldi di cui erano fatti quegli assegni erano soldi di imprenditori che “ungevano” i potenti per acquisire benevolenza in forma di appalti, allora è stata un’iniziativa del “corruttore” senza che il “corrotto” ne sapesse nulla. Quindi non c’è “corrotto”.
Prima che si dimettesse, l’'Idv  - partito di nuova appartenenza del Buscemi  - presentava una mozione di sfiducia per Scajola. «Usciamo dal ridicolo e dalla ipocrisia. Mi pare che ci siano elementi tali per cui ci sia una responsabilità politica grossa come una casa», diceva il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro. «Politicamente parlando è stato preso con il sorcio in bocca: vai a casa Scajola».
E proprio alla politica dell’Italia dei Valori (monetari?) che il Presidente Nino Buscemi ha fatto riferimento durante il dibattito in consiglio per difendere la sua scelta di non diminuirsi lo stipendio. Buscemi ha affermato che un deputato idv aveva presentato una proposta di legge per abolire tutti i privilegi della politica: “E’ questa la politica a cui faccio riferimento”. Peccato, però, che dal “far riferimento” al “mettere in pratica” ci sia un oceano!
Geronimo
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Naturalmente daremo lo stesso rilievo se l'interessato vorrà dare il proprio punto di vista.
 
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