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Lettera di Arnone a Messina
Scritto da Dino Chiruzzi   
Nella giornata di ieri, durante una carrellata sui vari siti di informazione, mi sono imbattuto sulla notizia di Teleacras TV, che mi ha fatto letteralmente sobbalzare e che ritrasmetto integralmente ai lettori della Sfida, ovviamente lasciando all'interessato di dire la sua su quanto riportato.
Il Consigliere comunale di Agrigento del Partito democratico, Giuseppe Arnone, interviene oggi in riferimento ad una recente sentenza che ha condannato l’ex sindacalista della Cgil, Riccardo Viviani, gia’ Presidente della Camera di Commercio di Agrigento, a 3 anni di reclusione perche’ si sarebbe impossessato di fondi destinati ad un’Azienda speciale della stessa Camera di Commercio. Nel processo l’Ente Camerale si e’ costituito Parte civile, rivendicando la restituzione delle stesse e di altre somme. Pertanto, Giuseppe Arnone ha scritto una lettera all’attuale Presidente della Camera di Commercio di Agrigento, Vittorio Messina, invitandolo a rendere pubblici alla citta’ ed alla stampa i risultati ottenuti tramite la costituzione come Parte civile. In proposito, oggi, martedi' 7 settembre, al Videogiornale di Teleacras e' in onda una intervista ad Arnone.  
Ecco il testo integrale  della lettera di Arnone a Vittorio Messina :
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"Egregio Presidente,
nel mio recentissimo libro “Bàgani. La sinistra da buttare” ho ricostruito il maleodorante quadro della CGIL agrigentina nella quale è “maturata” la personalità dell’oggi on. Giacomino Di Benedetto. Uno dei maestri di Di Benedetto, forse il principale assieme a Capodicasa, è stato Riccardo Viviani.
Nel mio libro spiegavo che Giacomino Di Benedetto, ad esempio, da capogruppo del PCI alla Provincia, da leader dell’opposizione, ottenne l’acquisto, per fior di milioni di lire, di un improbabile “opera d’arte” di un altrettanto improbabile “pittore” napoletano, cognato dell’oggi deputato Di Benedetto, da parte del Presidente della Provincia dell’epoca, mettendo a frutto, già allora, gli insegnamenti di Riccardo Viviani sul valore del denaro pubblico e sulla spregiudicatezza nell’utilizzarlo. Un grande maestro, Riccardo Viviani, per Giacomino Di Benedetto: anche le recentissime “attrazioni” per il pubblico quattrino, comprovate dai finanziamenti ottenuti dalla Regione, ove Giacomino è (poco) onorevole, per il centro studi fantasma della moglie, appaiono coerenti con l’imprinting fornito da Riccardo Viviani che era pure il datore di lavoro della moglie di cotanto uomo politico, sobrio e probo. Nel ricostruire il quadro maleodorante degli uomini della CGIL all’epoca di Giacomino, Gambino e…. Riccardino, il libro “Bàgani” riporta anche la notizia del processo che sino a qualche mese fa si stava celebrando, con Viviani imputato e la Camera di Commercio parte civile costituita, innanzi al Tribunale di Agrigento. Viviani era accusato di essersi “fottuto” i soldi di un’azienda speciale della Camera di Commercio,utilizzandoli per fini personali, “travasando” migliaia di euro della Camera di Commercio nei suoi conti personali.
Un attento lettore del libro “Bàgani” mi ha esposto la giustificata lamentela secondo la quale avrei omesso, nel raccontare la vicenda, di narrare l’esito finale del processo, conclusosi appunto alcune settimane prima della pubblicazione del libro con la condanna di Viviani a tre anni di reclusione.
L’attento lettore si è pure lamentato con me perché, a suo dire, avrei taciuto i procedimenti intentati dalla Camera di Commercio contro Viviani per ottenere la restituzione di altre somme, sempre incassate da Viviani ponendo in essere comportamenti “baganistici”.
Caro Presidente, mi sembra corretto che l’opinione pubblica possa giudicare il comportamento di un uomo pubblico come Viviani che, appunto, per nomina politica e non come privato cittadino, era stato collocato dal presidente Cuffaro ai vertici della Camera di Commercio. Le chiedo perciò di informare i giornalisti in ordine ai risultati ottenuti dalla Camera di Commercio tramite la costituzione di parte civile. Le chiedo, infine, di accettare che io “spezzi una lancia” in favore di Viviani: fior di “bàgani” di prim’ordine, provenienti dal medesimo “allevamento” o scuola che dir si voglia, di Viviani, hanno ricoperto incarichi parlamentari e, scaldando quegli scranni dorati oggi si vedono riversare dal contribuente decine di migliaia di euro sui propri conti correnti. Viviani, comprensibilmente, pensa: “Non è anche quello un furto, un latrocinio ai danni del Paese?” Ed anche lui si è dato da fare…”.
(07.09.2010)
 
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