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“LE METAMORFOSI DEL SILENZIO” |
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Scritto da Giovanni Bonanno
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Parlare di Franco Longo non è semplice perché l’artista campano si trova a condividere una weltachaung del tutto originale rispetto alle proposte spesso effimere e omologate di tanti artisti contemporanei di oggi.
L’arte per Longo non è da considerare mera rappresentazione descrittiva o semplice riporto superficiale della realtà visibile, l’arte è emozione, ricerca ossessiva; questo l’aveva già capito un po’ di anni fa anche Francis Bacon quando diceva: “sono un pittore figurativo e penso che non si possa più fare illustrazione perché la fotografia e il cinema la fanno meglio”.  Artista solitario e introverso, in diversi anni ha saputo scandagliare gli anfratti più nascosti e imprevedibili della realtà, con una rappresentazione di esseri e cose che volano e cadono dentro un vuoto pneumatico che assorbe o rimanda indietro avanzi e scarti di immagini frammentate che si definiscono provvisoriamente nello spazio metaforico dell’opera. Sono visioni abissali svelate con apparizioni di lacerti di memoria in uno spazio inconsistente, anemico, ossessivo e nel contempo anche malinconico. Scrive Rino Mele ” cadere per Longo anche sfuggire, l’esito mancato di un’evasione” e poi, “ la caduta è salvezza e perdizione” . I suoi “viaggiatori “ anonimi di un tempo tutto provvisorio vagano dentro il nulla e si definiscono sulla soglia di un limite dentro uno spazio atemporale e insostanziale.  Franco Longo non accetta la pura astrazione delle cose ma vuole condividere la dimensione metafisica e precaria della realtà. L’uomo o i relitti che ne vengono fuori si ritrovano risucchiati provvisoriamente in una geometria asettica e relativistica senza tempo, in una dimensione dichiaratamente disumanizzata e inquieta. Scrive Michele Bonuomo: “ ogni accenno descrittivo, ogni ipotesi di narrazione appena intuita si frantuma in schegge di altre immagini: in nuove ipotesi per un racconto, che ha un inizio non fa mai seguire un finale prevedibile, il finale è sempre aperto…”. Il volo e la caduta negano la materialità delle cose; sono segni insostanziali di un profondo malessere svelato solo in parte come momento provvisorio dell’esserci. Franco Longo è un autentico visionario che mette in moto le diverse dimensioni del silenzio, dell’apparire e dell’incosciente salto nel vuoto. Nella sua opera tutto diventa mutazione e brivido, con questi esseri anonimi e ibridi che vagano, tentano invano un ipotetico volo e ripetutamente vengono risucchiati dentro un vuoto opprimente che diventa nello stesso tempo sudario e anche vertigine. Sono queste, le “metamorfosi del silenzio” in cui l’apparire di ombre e di fantasmi, l’assenza di gravità e persino la tragica sospensione incarnano la dimensione più sofferta e precaria della nostra povera e inquieta esistenza. Giovanni Bonanno
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