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MICHELANGELO MERISI
Scritto da Giovanni Bonanno   
Oggi vi svelo un grande segreto. Un segreto  che il nero della pittura ha celato per lungo tempo, esattamente quattrocento anni, un segreto che emerge proprio oggi in occasione  della mostra presentata a Roma alle Scuderie del Quirinale  dedicata interamente ed esclusivamente all'artista lombardo.
Il 2010 è l’anno all'insegna del Caravaggio.  Anche Roma infatti celebra i 400 anni dalla morte di Michelangelo Merisi. La mostra, intitolata CARAVAGGIO, è stata ideata per celebrare il grande artista lombardo del  600. A partire dal 20 febbraio e fino al 13 giugno sarà possibile vedere 30 delle 40 opere  più importanti dipinte dall'artista  nato a Caravaggio. E  mentre si presentano gli eventi del  quarto centenario della morte di Caravaggio,  si scopre una “nuova” Cena in Emmaus di Brera.
Lo scanner del Cnr ha svelato anche la presenza di un significativo ''pentimento di Caravaggio''. Sul lato sinistro del quadro e' riaffiorata una finestra da cui si scorge la presenza di un paesaggio verdeggiante oltre l'apertura sullo sfondo. Questa apertura era fonte di luce naturale che si
posava sui personaggi illuminandoli. Nella stesura definitiva Caravaggio  occultò questi elementi spaziali e naturalistici, a favore di uno sfondo scuro, adatto alla resa di un'atmosfera più  raccolta e spirituale, rischiarata da una luce 'innaturale' rivelatrice della presenza divina.
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La visione all' infrarosso che svela il pentimento
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La cena in Emmaus 
Questa è  una scoperta  sensazionale che rivoluziona  completamente le  ipotesi  e gli studi su uno dei massimi capolavori dell'artista, dipinto nel  1606, all'indomani dell'omicidio che lo portò alla fuga da Roma, durante il  rifugio presso la famiglia Colonna. Perché Caravaggio dipinse questa Cena in
Emmaus dapprima con il paesaggio, e poi lo ha nascosto completamente?  Infatti, in un  primo momento,  Caravaggio  pensò di illuminare la scena con una fonte di luce naturale proveniente da una finestra aperta sul paesaggio. Poi, di colpo, occultò questi indici prospettici  e naturalistici  stendendo una patina scura e piatta di colore nero bituminoso  al fine di  accentuare, nella non naturalità  della scena, l’azione  teatrale e spirituale .  Il segreto profondo di quest’opera sta in questo nuovo modo di intendere la rappresentazione: dalla luce naturale a  quella intensamente spirituale e profonda.  Si è sempre pensato che Caravaggio avesse sempre dipinto di getto, senza alcun bisogno di tracciare un disegno preliminare di base, componendo per campiture e per contrasti  forti di colore.
Oggi  si scopre  che il disegno preliminare lo utilizzava, anche a volte con  il solo ausilio del retro del pennello, quasi una sorta di incisione sulla imprimitura di base. Quest’opera è importante soprattutto perché nella stessa tela convivono i due  modi di fare pittura.  La prima,  più tradizionale dove utilizza una luce che illumina le cose  al naturale, l’altra, quella più suggestiva e innovativa dove i personaggi vengono risucchiati nel buio più profondo della rappresentazione scenica. Come giustamente afferma Isabella Lapi  Ballerini:” l'opera si conferma “la boa intorno alla quale avviene la virata da un'espressione implicata nel naturalismo al denso e teatrale spiritualismo degli ultimi anni”. Di certo, dopo il 1606 fino alla morte, l’artista riuscì a proseguire lesto in questo nuovo e rivoluzionario modo d’intendere la pittura e a cambiare letteralmente il corso consueto e prevedibile dell’arte di tutto il Seicento italiano.      
Giovanni  Bonanno
 
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