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Terre Sicane
Scritto da Geronimo   
Si è fatto un gran parlare di unione dei comuni in questi giorni. Consigli comunali, trasmissioni tv, proclami di rilancio, delibere di ritiro. Con  questo articolo proponiamo ai lettori del giornale La Sfida una mini-inchiesta su questo famigerato Ente sovra comunale tanto sconosciuto ai cittadini, ma molto incensata ed approvata dai politici.
Nel luglio del 2003 è stato firmato l’atto costitutivo dell’Unione dei Comuni Terre Sicane dai sindaci di Menfi Antonino Buscemi, di Sambuca Martino Maggio, di Santa Margherita Giorgio Mangiaracina e di Montevago
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Fondatori
Calogero Impastato, che facevano parte di diritto della Giunta dell’unione.
Nel corso di quell’insediamento, si è proceduto anche alla nomina del Presidente della Giunta dell’Unione e del relativo ordine di turnazione, stabilito in 15 mesi. Presidente della Giunta era stato nominato il sindaco Buscemi, a cui seguivano i sindaci di Sambuca, Santa Margherita e Montevago. Del nuovo ente pubblico vi facevano parte di diritto anche i presidenti dei rispettivi consigli comunali: Lotà, Maggio, Accidenti e Viola. A essi si aggiungevano altri tre consiglieri comunali per ciascun comune, di cui uno di minoranza, eletti nei rispettivi consigli comunali.
La costituzione del nuovo Ente Locale aveva come scopo quello di gestire alcuni servizi in comune.
Così, la gestione dei servizi di polizia locale e sicurezza del territorio, mattatoio comunale e randagismo sono stati i primi tre servizi ad essere conferiti al nuovo ente.
Contemporaneamente sono stati trasferiti soldi e personale.
E lì sono incominciati i malumori.
Nessuno, infatti, ha pensato, all’epoca, di avvertire i dipendenti, i sindacati, le famigerate R.S.U., forse pensando che i singoli impiegati comunali fossero entusiasti di “trasferirsi” all’unione, anche senza alcuna concertazione sindacale o alcuna programmazione, circa orari, dipendenza, organizzazione, del lavoro, ecc..  Eppure l’Unione avrebbe gestito (e gestisce) personale comunale, trasferendolo nel territorio, tenendolo in organico fino alla fine della convenzione tra i quattro comuni (anche se il comune interessato dovesse recedere a termini dell’art.7 dello Statuto). Ed il malcapitato impiegato? Avrebbe finito dicendo uso ad obbedir tacendo e tacendo morir?
Qualcuno dice che il trasferimento dei dipendenti all’unione sia servito almeno a “salvare” qualche consigliere-assessore dalle forche caudine dell’ineleggibilità… per altri una macchina di consenso organizzato. Siamo ancora nel 2003.
Sul versante dei servizi, dopo quelli conferiti durante l’atto costitutivo –  vigilanza e salvaguardia del territorio (polizia locale), mattatoio e lotta al randagismo – in un secondo tempo, nel 2005 e nel 2007,  la Giunta dell’Unione, composta ancora dai quattro sindaci, propone ai Comuni il trasferimento di ulteriori servizi (stipendi & paghe; promozione dei servizi turistici, sportivi e culturali di livello sovra comunale; programmazione per lo sviluppo economico del territorio; protezione civile) anche perché lo Stato assegna contributi in funzione del numero dei comuni associati e, soprattutto, sul genere di servizi trasferiti alle stesse unioni.
Oggi, a più di sei anni dalla sua costituzione, l’unico servizio operativo è quello di lotta al randagismo. La Polizia locale è un servizio virtualmente attivo: a parte il ritiro da parte dell’amministrazione di S.Margherita, e pochi giorni fa del consiglio comunale di Menfi, non c’è mai stato un comando unico per i quattro corpi di vigili e il controllo del territorio è sempre stato circoscritto nell’ambito del proprio comune.
È sospeso, invece, il servizio Mattatoio: l’unico su cui si può sostenere che dal trasferimento del servizio all’Unione dei Comuni se ne sia tratto un risparmio per le casse pubbliche: da 45.000€ annui, infatti, si è passati ad un costo pari a 10.000€ l’anno. L’unico vizio come conferma il presidente dell’Unione Nino Barrile, è che “tanti operatori dei comuni dell’Unione non utilizzano il servizio”.
Così per come l’abbiamo descritta, questa unione sembrerebbe da chiudere buttando via la chiave. Ma noi siamo ottimisti e vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno. Pertanto, secondo lo statuto, l’unione dei comuni potrebbe gestire il servizio idrico o il servizio rifiuti. Perché i consiglieri e la giunta dell’Unione non si attivano per questo, specie ora che incombe la privatizzazione dell’acqua?


 
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