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Alla ricerca della verità
Scritto da Dino Chiruzzi   
Il Consigliere Vito Clemente fa sapere che quanto da me riportato nell’articolo” L’ira è cattiva consigliera” non corrisponde al vero. Siccome, per quella frase, chi scrive ha fatto un severo rimprovero “politico”, elettore simpatizzante della medesima parte politica, per correttezza ho chiesto all’interessato di raccontare la sua versione dei fatti che testualmente riproduco.
I fatti della seduta dell’11/08/2009.
“Resto in assoluto silenzio per tutta la durata del Consiglio e ascolto tutti gli interventi, ammiro come il presidente consente al consigliere Ardizzone di intervenire più volte sullo stesso argomento anche “per passare tempo” (ipse dixit), consente al consigliere Buscemi di alzarsi e prendere la parola quando vuole e di offendere il consigliere La Placa (è intervenuto solo quando io ho fatto notare l’accaduto).
Poi la farsa.
Ho chiesto la parola per sostenere il conto consuntivo; la minoranza si alza tutta e se ne va. (ora dal consigliere Buscemi apprendo che nessuno della maggioranza ha difeso questo rendiconto o motivato in qualche modo il voto favorevole).
Rinuncio all’intervento e visto che ero l’ultimo iscritto a parlare chiedo al Presidente di mettere ai voti il punto, stante la presenza in aula del numero legale (11 di maggioranza e il consigliere Romano). Il Presidente invece inopportunamente chiama l’appello (perché? Era necessario?), consentendo agli attori della farsa di rientrare sul palcoscenico.
Si passa alla dichiarazione di voto.
Il Presidente consente ai consiglieri Ardizzone e Buscemi di andare oltre sia nei tempi che negli argomenti.
Intanto, quando avevo chiesto a quale titolo parlasse il consigliere Buscemi, stante che lo stesso non è legittimato a fare il Capo Gruppo, il Presidente non ha preso alcuna posizione in merito. Certamente non volevo impedirgli di parlare ed esercitare un suo diritto ma poteva farlo a titolo personale e non da Capo Gruppo.
Solo per opportuna conoscenza al Consiglio, chiedo al Vice Segretario di leggere l’art. 11 comma 2° dello Statuto che recita testualmente “ I consiglieri Comunali possono costituire gruppi non corrispondenti alle liste elettorali nei quali sono stati eletti purchè tali gruppi risultino composti da almeno tre consiglieri……..”
Chiedo di intervenire per dichiarazione di voto ed inizia di nuovo la farsa sotto lo sguardo inerte del Presidente. La minoranza si alza ancora e va via.
Ricordo che è prerogativa del Presidente, ai sensi dell’art 19 comma 2 del regolamento, sospendere la seduta in qualsiasi momento.
Dopo gli interventi di censura da parte del consigliere La Placa e del Sindaco sul comportamento della minoranza (non spettava forse al Presidente censurare?) riprendo la parola e mentre parlo ecco la frase incriminata “Questa è un’amministrazione che durerà altri quattro anni e poi i cinque seguenti”.
Il presidente mi ha tolto la parola sostenendo che temeva si aprisse un dibattito politico. SUVVIA!
Ho abbandonato l’aula per protesta non proferendo nulla. Non me ne hanno dato possibilità. Era la terza volta consecutiva negli ultimi tre consigli che il Presidente mi toglieva la parola.”

Se la ricostruzione di Vito Clemente fosse veritiera,  qualche riconsiderazione va fatta:
a – vi è stato, di certo,  un atteggiamento provocatorio ed irridente da parte di alcuni consiglieri della minoranza, che platealmente, e forse preventivamente concepito, lo snobbavano con la loro assenza, quando il presidente gli accordava la parola;
b – che, forse, il Presidente del Consiglio, per motivazioni personali, a noi sconosciute, non abbia condotto la direzione del dibattito consiliare sui giusti binari della correttezza formale e del rispetto delle prerogative del consigliere Clemente.
Se le considerazioni sopra descritte, dovessero essere le medesime tratte dal Clemente, le ragioni di irritazione ve ne sarebbero in abbondanza.
Se la frase “incriminata”, che lo riguardava del mio precedente articolo,  fosse stata pronunciata fuori dal contesto dell’aula consiliare, in luogo privato e privo di testimoni, sarebbe comprensibile, date le condizioni di stress psicologico subito, e per certi versi giustificabile, considerando il linguaggio comune in uso da queste parti.
Se tutto ciò fosse la ricostruzione perfetta di quella sciagurata notte, sarebbe opportuno che in tanti, me compreso,  porgessimo le nostre scuse al consigliere Clemente.
Alla maggioranza e all’opposizione, indipendentemente di come fossero andate le cose, pongo questo interrogativo: “Se come spesso dichiarate siete lì per il “bene del paese” cosa vi spinge a creare le condizioni di conflitto perenne e atteggiamenti irriguardosi ?”
 
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