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A COSA SERVE LA MUSICA
Scritto da Maria Cristina   
Sulla musica sono stati scritti volumi, saggi, libri di ogni ordine e grado. Sono state create per essa istituzioni di vario genere e luoghi di diversa tipologia ed importanza, alcuni dei quali rimasti nel mito, altri quantomeno considerati simbolo della città di cui fanno parte.

Tutto questo perché? A cosa serve dunque la musica? Cosa induce quindi l'uomo ad ascoltare la musica, visto che comunque non è qualcosa di tangibile, di misurabile e non serve neppure a soddisfare i bisogni direttamente primari?

Secondo il mio modesto parere il punto fondamentale per comprendere la funzione fondamentale svolta dalla musica deriva proprio dalla risposta ai precedenti quesiti. La musica è una disciplina delle arti che serve a nutrire la nostra parte interiore, il cervello, l'anima.
Nata probabilmente come primitiva forma di comunicazione, si è evoluta con l'umanità, ma rispetto ad essa ha raggiunto risultati molto più avanzati. Nei paesi più evoluti fa parte delle materie di studio, in quanto si riconosce il suo determinante apporto educativo.

Invece è successo molto spesso che la musica sia stata addirittura avversata. Per poter costruire un mercato il più possibile diffuso, facendo riferimento a qualunque comparto,occorre omogeneizzare i consumatori verso il basso. Solo così si riesce a convincere un gran numero di persone a sentire esigenze comuni che trovano soddisfazione esclusivamente con il prodotto che si vuole loro vendere. Se ciascuno sviluppasse il proprio pensiero e la propria personalità, naturalmente nel rispetto degli altri, vi sarebbe uno sviluppo dell'intelligenza che porta ad una crescita della società e dunque della civiltà. La musica è letteralmente cibo per tutto questo e per tale motivo ha fatto e fa ancora paura.

Infatti essa potrebbe altresì essere considerata la colonna sonora della nostra libertà interiore. La nascita della musica moderna può essere ricondotta a numerose epoche e culture che si sono contaminate a vicenda. Comune a tutti i popoli vi è quella derivante dal soddisfacimento dei sensi primari, dell'istinto, spesso costituita dalle sole percussioni. Successivamente essa ha subito diverse evoluzioni a seconda della cultura di cui ha fatto parte, ma sempre più cerebrale, trascendente, interiore.
Contributo fondamentale per la nascita della così detta "musica leggera" è stato fornito dai canti degli schiavi negri americani che manifestavano attraverso di essi la loro volontà di libertà.Arrivata in Europa la contaminazione con la plurimillenaria storia locale ha portato ad uno stile più profondo ed importante, ed aveva come elemento preponderante quello di segnare i bisogni di emancipazione delle generazioni da cui è scaturita. Si arriva allora ai giorni nostri, all'epoca dei Beatles, dei Rolling Stones, degli Who, all'inizio naturalmente avversati in tutti i modi, perché attraverso la loro musica davano messaggi, giusti o sbagliati, che miravano a far riflettere, ad evadere, a segnalare disagi, ad andare avanti, ad una modernità sociale.

Per tutti questi motivi veniva dunque classificata musica del demonio, spazzatura, forma di degenerazione. Per evitare uno scontro aperto e frontale al momento non conveniente, è stato finto anche un rapporto di amicizia e di collaborazione. Si pensi infatti ad esempio che i Beatles sono diventati "baronetti". Ma poi attraverso un lungo processo di smantellamento, si ha provato e si è in buona parte riuscito a rimettere le cose "a posto". Robert Fripp dei King Crimson disse una volta una frase molto significativa: "una volta pensavamo di poter cambiare il mondo in ogni momento, poi avevamo capito che non ci era più permesso".

Il periodo tra la fine degli anni '60 e soprattutto i primi anni '70 è stato contraddistinto da un enorme e disordinato fermento culturale. Si sono succeduti i migliori complessi della storia del rock, naturalmente a mio avviso, che sperimentavano diversi stili, mischiando passato e futuro con l'originalità del momento, con l'utopia di una società diversa, migliore, con la conquista dello spazio. I giovani dell'epoca, generalmente senza molti soldi, avevano l'opportunità di trovare contemporaneamente nel negozio di dischi gli album di complessi come Pink Floyd, Genesis, Yes, Emerson, Lake and Palmer, Who, King Crimson e molti altri. Per poter emergere nel mercato occorreva avere reali capacità musicali e visione propria del mondo, spesso utopica e fantastica. Tuttavia si può affermare che in quegli anni sono usciti delle vere e proprie opere d'arte che sono apprezzate ancora oggi. I messaggi che emergevano, oltre al lato prettamente musicale davvero pregevole, erano idealistici e miravano ad un progresso ed a una maggiore dignità dell'uomo, e per tale motivo propendevano ad un superamento di alcuni fattori di rigidità sociale. Le ragioni per cui quel periodo è tramontato così bruscamente sono state dunque molteplici: motivazioni di mantenimento degli equilibri sociali; interessi delle case discografiche a vendere di più, allargando il mercato attraverso un'inevitabile abbassamento del livello verso il basso; mancanza di solidi progetti alternativi per una società diversa; carenza di reale consapevolezza di ciò che accadeva da parte di una considerevole parte della popolazione che partecipava ad una moda del momento, diffusione di prodotti spesso dannosi allo scopo di distrarre quantomeno una generazione che era alla continua scoperta di qualcosa di nuovo.
Si arrivò così agli anni '80 che furono la risposta opposta alla decade precedente. Molto conformismo, moda, banalizzazione, businnes musicali anche creati a tavolino, nascita di generi musicali "disimpegnati" e di facilissima comprensione. Un diverso ruolo per la musica, che anziché nutrire e migliorare, serviva solamente ad intrattenere ed a distrarre. Vi sono state naturalmente alcune eccezioni.

Gli anni '90 sono stati invece caratterizzati da un miscuglio di generi, stili, di significati che per la prima volta convivevano pacificamente tra loro, così come le diverse parti di popolazione che ad essi fanno riferimento, sempre più variegate e comprendenti diverse generazioni. La musica serviva dunque sia a divertire che come forma d'arte, presente con diverso significato in una pluralità di luoghi frequentati anche da svariate particolarità di persone a seconda dell'umore.

Quello che è importante sottolineare è che malgrado tutte le forme di ostacolo, demonizzazione e deviazione, alla fine la musica ha vinto e vincerà sempre, perché fa parte del nutrimento basilare dell'uomo. C'è chi la considerava forma d'arte suprema che consentiva di comunicare addirittura con Dio, c'è chi la considera come primaria fonte di educazione, chi come puro intrattenimento e divertimento, senza particolare importanza. Forma di comunicazione universale, arriva direttamente a ciò che abbiamo dentro, per cui, a mio parere malgrado tutto la musica non tramonterà mai, anche se per gli interessi prima elencati, molti degli autori più importanti sono stati sempre ostacolati e spesso incompresi, da Mozart ai Genesis, da Bizet a Gershwin, da Beethoven ai Pink Floyd, che seppur con le dovute differenze, hanno creato opere che non tramonteranno mai.
Ecco perché ai giorni nostri ancora i Beatles arrivano primi in classifica e ancora si riscoprono complessi che si ha voluto far declinare nel passato.Ecco perché oggi sorgono ancora dei gruppi come i Radiohead, Sting, e molti altri che riescono ad avere successo senza dover necessariamente abbandonare ogni forma di stile e di cultura musicale. Alla fine dunque risulta giusto affermare: dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei.
Maria Cristina

 
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