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DUE ARRESTI A MENFI E A RIBERA
Scritto da Santo Botta   
Continuano i controlli a delle forze dell’ordine nel circondario di Sciacca: Due arresti sono stati eseguiti dai carabinieri delle stazioni di Menfi e Ribera.
Nella città crispina, i militari dell'Arma hanno eseguito un arresto nei confronti di Andrea Giagola di 30 anni.
L'uomo deve scontare una pena, ormai definitiva, di 3 anni di reclusione per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti - e per ricettazione.
I fatti si riferiscono al periodo che va dal 1999 al 2004.
Giagola e' stato condotto alla casa circondariale di Sciacca.
I Carabinieri di Menfi hanno portato in carcere con l’accusa di evasione il sessantenne menfitano Girolamo Alesi, gia' sottoposto ad un provvedimento restrittivo che gli imponeva di non allontanarsi da casa nelle ore serali e notturne.
L'uomo e' stato invece fermato, la scorsa notte, per strada.
E' stato condotto al carcere di Sciacca a disposizione dell'autorita' giudiziaria.

CEMENTO DEPOTENZIATO, CHIUSO L’OSPEDALE DI AGRIGENTO
Ieri è stato diffuso la notizia del sequestro operato dalla Guardia di Finanza del nuovo ospedale «San Giovanni di Dio» di Agrigento perché a rischio crollo, soprattutto in caso di terremoto.
È di oggi, invece, la notizia che il Comune di Agrigento, la Provincia e la Regione Sicilia si costituiranno parte civile nel processo penale contro gli imprenditori, i tecnici, i funzionari e comunque quanti sono stati la causa del grave attentato alla vita di centinaia e centinaia di persone al San Giovanni di Dio.
La struttura inaugurata appena 5 anni fa sarebbe stata infatti realizzata con cemento depotenziato.
Il provvedimento cautelare disposto dal Gip di Agrigento, Alberto Davico, prevede il «sequestro preventivo dell’intero complesso ospedaliero».
«Il provvedimento cautelare – si legge nel comunicato della Finanza diffuso ieri - è stato adottato a conclusione di complesse e circostanziate indagini, che hanno evidenziato gravi carenze strutturali dell’intero complesso ospedaliero, tali da esporre a gravissimo rischio sismico l’intero manufatto». In pratica è stata ritenuta fondata la preoccupazione dei periti nominati dalla Procura che avevano riscontrato la scarsa qualità del calcestruzzo utilizzato per realizzare il fabbricato. L’ordinanza di sequestro è stata dunque notificata all’attuale commissario che gestisce l’ospedale al quale sono stati “concessi 30 giorni di tempo per lo sgombero dell’intera struttura”.
Quello di Agrigento non è caso isolato.
C’è in Italia un lungo elenco di opere pubbliche a rischio cemento taroccato, come il nuovo ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento, perché realizzato con cemento depotenziato.
La lista di edifici pubblici a rischio per “cemento molle” al vaglio della Protezione civile siciliana per verificare che rispondano ai criteri antisismici è preoccupante: su 48 edifici verificati, pare che 43 non abbiano superato i test.
Un fatto assai grave in una Regione che ha il 90% dei Comuni ad alto rischio sismico. Tra le opere pubbliche al vaglio della Magistratura per calcestruzzo depotenziato, ci sono anche il nuovo padiglione dell’ospedale di Caltanissetta, gli aeroporti di Palermo e di Trapani e la galleria Cozzo-Minneria dell’autostrada Palermo-Messina.
E, addirittura, il Palazzo di Giustizia di Gela e il Commissariato di Polizia di Castelvetrano. Insomma, fra l’allarme della Protezione Civile sulle opere pubbliche e quello della Magistratura, siamo in una regione, dove la maggior parte degli edifici, alla sollecitazione di una piccola scossa, potrebbero crollare.

FACEVA PROSTITUIRE LA MOGLIE, AI DOMICILIARI LILLO PIRRERA
I giudici del Tribunale della Libertà di Palermo hanno concesso ieri mattina gli arresti domiciliari a Lillo Pirrera, 44 anni di Camastra.
L’uomo è accusato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione poiché avrebbe indotto la moglie ad avere prestazioni sessuali con “clienti” che lui stesso gli procurava.  
I carabinieri hanno accertato che nei mesi di aprile, maggio e giugno del 2008, Lillo Pirrera avrebbe favorito la prostituzione della moglie, contattando telefonicamente i clienti, concordando il prezzo delle prestazioni, che oscillava tra i 130 ed i 150 euro, accompagnando sul luogo degli incontri la stessa coniuge.
Le prestazioni sessuali sarebbero avvenute a Camastra e Canicattì.
Nel corso dell’operazione che ha poi portato all’arresto di Lillo Pirrera, i carabinieri hanno emesso quattro misure cautelari di divieto di dimora nei confronti di altrettante persone, poiché ritenuti responsabili, in concorso con il marito della donna, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
I quattro, secondo le indagini che si sono avvalse di intercettazioni telefoniche, ambientali e riprese filmate, avrebbero procurato al Pirrera clienti per la moglie, concordando direttamente il prezzo e, a volte, accompagnando i clienti sul luogo dell'incontro.
L’indagine  su questa squallidissima vicenda è stata coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento Gemma Miliani.
A presentare nei giorni scorsi istanza di scarcerazione per il camastrese era stato il suo legale di fiducia l’avvocato Giovanni Salvaggio.








 
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