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Gheddafi e colonialismo
Scritto da Gianni Toffali   
Gheddafi a Roma ha asserito che le radici del terrorismo e della povertà sono riconducibili al periodo coloniale.
Il pittoresco e vanesio Colonnello libico, sarà anche un ottimo promotore di se stesso  e un economista di altissimo rango (spillare soldi all’Italia per fatti accaduti settant’anni fa, non è da ragioniere qualsiasi), ma nelle vesti dell’analista storico, fa ridere i polli. E’ vero il contrario, la decolonizzazione dell’Africa e dell’Asia ha impedito che i germi della democrazia, del progresso e dello sviluppo, volenti o nolenti portati dagli “invasori” europei, attecchissero in quei popoli che mai avevano conosciuto concetti come libertà, diritti civili e libero mercato. Nessuno può infatti mettere in dubbio che la civiltà occidentale, con i suoi fisiologi limiti antropologici e culturali (vedasi ad esempio il “diritto” all’aborto e l’espansione dell’ideologia gay), sia di gran lunga superiore alla civiltà orientale ed in particolare islamica. Appare evidente che se le nazioni sottosviluppate anelino ad uscire dalla condizione di arretratezza in cui versano, debbano imitare i deprecati paesi occidentali a partire dagli odiati Stati Uniti. Ma fintantoché personaggi come Gheddafi ed affini, continueranno a regnare impunemente su quelle povere terre dove i diritti umani rimangono pie illusioni, si può star certi che sempre più immigrati busseranno alla porta degli “infedeli”, ma ricchissimi vicini di casa. Con buona pace di chi ha plaudito al processo di decolonizzazione.
 
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