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Dissociatore Molecolare e prog. THOR
Scritto da Michele Tarantino*   
La nuova frontiera tecnologica al servizio della corretta gestione integrata dei rifiuti solidi urbani

La tematica del corretto smaltimento dei rifiuti in Italia negli ultimi tempi è salita alle cronache delle varie testate giornalistiche e telegiornali per documentare il cortocircuito della gestione integrata dei rifiuti in Campania.
L’ Italia in qualità di paese membro dell’U.E., ha dovuto fare uno sforzo legislativo non indifferente per recepire nel proprio ordinamento le direttive europee 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio, introducendo un nuovo sistema di classificazione dei rifiuti che si basa sulla loro origine distinguendo tra rifiuti urbani e rifiuti speciali e sulla pericolosità distinguendo tra rifiuti pericolosi e non pericolosi. Il decreto legislativo 5 febbraio 1997 n°22, chiamato “Decreto Ronchi”, costituisce la norma quadro di riferimento in materia di rifiuti in Italia. Il problema legislativo nasce dopo il recepimento delle direttive in quanto l’attuazione del decreto è stato molto tortuoso. Voglio ricordare che nelle varie Regioni italiane e specialmente nel Sud sono nate delle strutture commissariali per poter far fronte alla corretta gestione dei rifiuti. Naturalmente nelle nostre parti c’è una atavica ritrosia nel dover fare le cose per bene nel senso che il rifiuto non è visto come una risorsa ma come un peso da cui liberarsi subito anche in modo non corretto.
La situazione esplosa in Campania ha spinto l’opinione pubblica a capire come si può arrivare a questo punto e molti, sia addetti ai lavori e non, si affaccendano a dare delle soluzioni più o meno plausibili per chiudere questa vergogna che è lungi dall’essere risolta.
In questo articolo voglio portare due esempi di trattamento di rifiuti: il dissociatore molecolare e il progetto THOR in fase di sperimentazione  dell’Ismn-Cnr.
Il dissociatore molecolare ha come obiettivo disassemblare le molecole di origine organica complesse per riassemblarle in composti più semplici realizzando un gas sintetico, il SynGas che poi si può bruciare in un motore termico per recuperare energia. Il processo avviene in un ambiente chiuso, in carenza di ossigeno, a temperature intorno ai 400°C. La concentrazione di polveri sottili scende di almeno 100 volte, la concentrazione di acido fluoridrico scende alla metà; la concentrazione di anidride solforosa scende a meno della metà; la concentrazione di ossidi di azoto diminuisce di tre volte; la concentrazione di monossido di carbonio si riduce più della metà; la concentrazione di metalli pesanti è abbattuta tra 20 e 50 volte; la concentrazione di diossine e furani risulta inferiore ai valori misurabili. Quindi le emissioni prodotte da questi impianti sarebbero ridotte e non annullate. Il dissociazione molecolare emette meno nanopolveri di quanto non faccia un inceneritore, ma il trattamento di queste sostanze è molto complessa, ma è certamente un problema serio da non sottovalutare in quanto a corredo bisogna utilizzare un sistema di filtraggio molto efficace. È importante evidenziare che a fine trattamento si possono recuperare i metalli e che una parte residuale delle ceneri sarà smaltito correttamente in discarica. La temperatura di esercizio di 400°C in un ambiente chiuso in carenza di ossigeno rompe i legami chimici delle molecole organiche formando sostanze carboniose più semplici.
Vi sono un certo numero di impianti funzionanti negli Stati Uniti in Islanda e in Scozia. Dall’Italia qualcuno è partito verso il nord Europa per rendersi conto di come funzionassero queste strutture che smaltiscono i rifiuti in toto, riportando un giudizio molto positivo.
L’utilizzo del dissociatore potrebbe essere un’ottima idea ma deve essere a completamento di un completo ciclo integrato di rifiuti che si basa essenzialmente: sulla riduzione dei rifiuti alla fonte, sul riciclaggio, sul recupero per ottenere materia prima seconda e in ultimo trattare il rifiuto residuo e smaltirlo in maniera idonea come prevede la corrente legislazione ambientale.
In ultimo voglio riferire di un progetto sperimentale molto innovativo chiamato THOR (Total house waste recycling). Questo progetto si basa su una tecnologia architettata ed implementata dall’istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) di Montelibretti (Roma) ed una società specializzata romana  che si occupa di smaltimento di rifiuti. Questa compartecipazione tra il settore pubblico e privato ha sviluppato un processo di raffinazione meccanica dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose e inquinanti o inservibili. Nel movimento rotatorio, il THOR sminuzza i rifiuti fino a formare particelle di 10-4 mm, (0,1 micron) ottenendo un materiale di composizione omogenea purificato dalle componenti dannose. Il potere calorifero del prodotto ottenuto è molto elevato e il suo impiego può esser molto versatile in quanto può essere utilizzato nei motori a biodiesel, per produrre energia elettrica o negli impianti di riscaldamento centralizzati. L’impianto sperimentale, collocato a Torrenova in provincia di Messina, riesce a trattare otto tonnellate di rifiuti l’ora e può essere trasportato dove serve magari in caso di emergenze e in quelle occasioni in cui i rifiuti devono essere smaltiti nei più brevi tempi possibili.
Infine riferendoci ai costi sono alquanto contenuti all’incirca due milioni di euro.
L’impianto ancora non è pronto per essere commercializzato forse servirà un altro anno per essere testato.

* Informatore ambentale dottore in biologia

 

 
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