Menu utente

Login Form






Password dimenticata?
Home arrow Cultura e Scienza arrow Una Vita Da Amare/4
Una Vita Da Amare/4
Scritto da Lucia Mazzara   

Ultima parte del I° capitolo "Una Vita Da Amare" di Lucia Mazzara.

 

Da quando era tornato dalla guerra aveva fatto tanti tentativi per risollevare le sorti della sua famiglia, ma invano, ogni prova era stata inutile e poco produttiva tanto che alla fine decise di lasciare perdere e si abbandonò a se stesso, trovando una consolazione nel chiuso della locanda dove il fumo e l’alcool avvolgevano ed annebbiavano la sua mente, che diventò sempre più distratta ed assente. La sera non sempre si ricordava di fare ritorno a casa, il tempo scorreva, ma lui non ci faceva caso, non si rendeva conto che li in quel luogo di ritrovo tra vecchi amici e l’odore del vino non c’era posto per il suo mondo familiare, non c’era posto per gli affetti, questi rimanevano fuori, magari a chiedersi quando sarebbe tornato in sé. Prima di diventare vittima della bottiglia, era un uomo giusto e con una buona dignità, poi sembrò rinnegare il suo passato, perché lui affermò più volte -: “il passato ha rinnegato me, mi ha tolto ogni cosa, ogni valore, lasciandomi solo e privandomi della mia dignità”-. Ecco, la sua dignità lui l’aveva persa quando fu costretto a subire , a rinnegare i valori nei quali aveva sempre creduto e per i quali aveva, anche, rischiato di farsi uccidere, li dietro quella trincea, con un fucile il cui grilletto, spesso, si inceppava e che di fronte al nemico più veloce lo avrebbe lasciato li morto stecchito per un colpo non esploso. Intanto dal fango della guerra si era pulito ed era riuscito a riportare a casa le quattro ossa, si perché quando tornò i parenti e gli amici fecero fatica a riconoscerlo poiché era, veramente, uno scheletro ambulante, in tutta la sua magrezza sembrò essere più piccolo e fragile ed anche più vulnerabile, a colpirlo non furono solo gli altri, perché anche lui si rese conto che il suo mondo, adesso, gli faceva più paura, si sentiva marcio dentro, la denutrizione fisica aveva logorato il suo stomaco, diceva che il cibo, per quanto scarso non riusciva a saziarlo, ciò che gli mancava di più era il vino, di qualunque tipo esso fosse un buon bicchiere di vino gli ridava vigore e lo aiutava a sentirsi meglio. L’immagine di quel vecchio così solo ed emarginato non rallegrò la mia memoria, anzi la intristì ancora di più, perché quella vecchia foto non diceva molto, ma io seppi cogliere dal suo sguardo un grande senso di abbandono ed una sofferenza interiore molto profonda. Mamma Sara aveva portato con se vecchie foto scolorite, con le quali, forse, voleva aiutarmi a ricostruire il nostro passato mancato. Avremmo voluto riempire molti vuoti, soddisfare le nostre curiosità, intanto il tempo scorreva e la nonna non tornava, sentivamo arrivare, di tanto in tanto, un vocio, a volte sommesso a volte più concitato, evidentemente non riuscivano a trovare una soluzione in merito a cosa fare o cosa dire a me ed a Sara rispetto al nostro futuro. Io avevo già in mente tanti propositi, tuttavia considerando ciò che era accaduto l’ultima volta che ne avevamo parlato, decisi di non dire nulla e di aspettare con pazienza le loro decisioni, in fondo avrei sempre potuto dire o fare ciò che credevo più giusto, considerando che quella era la mia vita ed io ero già abbastanza adulta per decidere cosa fare del mio futuro. A mio avviso la vita mi aveva già tolto abbastanza privandomi dell’amore materno, io sapevo che quel vuoto nessuno avrebbe mai potuto colmarlo, adesso non avrei permesso a nessuno di privarmi dell’affetto di mia madre. Rivedendo le vecchie foto sentii un nodo alla gola, in quei volti rividi me stessa, colsi in qualche tratto di quei visi una somiglianza che mi commosse, intanto potei notare, facendo il confronto con il presente, quanti segni può lasciare il tempo. Esso, a volte è clemente, altre volte è implacabile, solca visi, deturpa in modo non sempre pietoso trasformando volti e corpi tanto da renderli irriconoscibili. La stanchezza di una vita passa attraverso il nostro corpo, lasciando segni indelebili, tutti i nostri pensieri, le nostre preoccupazioni solcano e segnano la nostra pelle in modo incisivo perché nessuno possa dimenticare ciò che è stato. Nel quotidiano della nostra vita nessuno ha consapevolezza di come e quanto ogni evento possa segnarci dentro e fuori, tuttavia quando, bloccata la distrazione, ci soffermiamo, con attenzione, davanti allo specchio, allora, ci riappropriamo di ciò che è stato e di ciò che è. Io in quegli istanti ebbi come un presentimento, compresi, cioè, che le foto erano per me uno specchio opaco, e volli, ovvero desiderai tergerlo per vedere con chiarezza il presente. Capii che, mai, avrei potuto costruirmi un futuro, se prima non avessi fatto luce sul mio passato. Dovevo, a qualsiasi costo, liberarmi dei vecchi fantasmi, solo allora avrei potuto guardare al futuro senza incertezze o remore di nessuna natura. Mia madre era, per me, il passato ed il futuro, quindi in quello che consideravo in primo giorno del resto della mia vita doveva esserci lei e nessun altro.
Intorno a noi era sceso il silenzio, prese dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni riuscimmo ad isolarci pur rimanendo così vicine, intanto qualcuno aprì la porta, era nonna Teresa che rivolgendosi a mia madre disse -: “devi avere pazienza, prima o poi cambierà idea, adesso non vuole vederti, ma non disperiamo”-. Mamma ribadì che, per il momento, questo era per lei un particolare da accettare, pertanto fece per alzarsi, mostrando l’intenzione di andare via, poiché  aveva deciso di dormire nella vecchia casa della sua famiglia, che le sorelle si erano apprestate a sistemare in occasione del suo arrivo. Io sussultai, ero convinta che avremmo trascorso la serata insieme, provai ad insistere ma fu inutile, compresi, subito, che per quella sera era meglio non forzare la situazione, perché il nonno poteva anche reagire in modo sbagliato, sconvolgendo i nostri animi che erano già molto turbati e fortemente emozionati. Così ci apprestammo ad uscire dalla casa avviandoci verso l’auto, ci saremmo riviste il giorno seguente, anzi io dissi che sarei andata a trovarla così avremmo avuto la possibilità di rimanere sole per parlare non solo del passato, ma anche del futuro che sembrava intriso di difficoltà ed ostacoli non facilmente risolvibili.
 
Noi ci fermiamo qui con la pubblicazione del romanzo, gentilmente concesso dall'autrice, a cui facciamo i complimenti e gli auguri per un nuovo lavoro.
 
< Prec.   Pros. >


Orologio

Flash Player non trovato: lo puoi scaricare qui.

Calendario

« < Novembre 2017 > »
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
29 30 31 1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 1 2

Statistiche

Visitatori: 36610147

Sponsor