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Una Vita Da Amare
Scritto da Dino Chiruzzi   

Presentiamo il romanzo " Una Vita Da Amare " di Lucia Mazzara, e lo affidiamo al giudizio dei nostri lettori, ai quali offriamo la pubblicazione del primo capitolo.

Image Alba è una giovane donna siciliana, che scopre una verità, legata alla sua nascita, troppo gravosa e pesante da poter sopportare. La ricerca e il ritrovamento della madre naturale mai conosciuta la condurranno in un paese lontano e straniero, nel quale rinnegherà la potestà del nonno, che fino a quel momento l’ha cresciuta e amata come una figlia. Un nonno però dalla personalità potente e dal carisma sovrastante, dai loschi e misteriosi affari, condotti per affermare la superiorità sua e della famiglia.
Una vita piena di sofferenza e dolore quella di Alba, una vita nella quale rimetterà in discussione tutti i suoi valori e le sue credenze, fino ad arrivare alla scoperta di ciò che più importante esiste: l’amore e il perdono. Profondo e intenso romanzo di formazione. La crescita e le sofferenze di Alba ci accompagnano lungo un percorso che travolge ed emoziona, dove ogni particolare è ben descritto e ricco di pathos e trasporto. I personaggi sono delineati a tutto tondo, ricchi di particolari e forniscono molta verosimiglianza a tutta la narrazione.
Il ritmo e lo stile sono dinamici e sostenuti. Lucia Mazzara realizza un romanzo che parla della vita nella sua totalità, nelle sue mille sfaccettature e soprattutto nel suo crescendo inesorabile di emozioni ed esperienze. Un romanzo davvero superbo.
 ISBN:978-88-6096-085-6
Nota biografica per chi non la conosce.
Nata a Corleone nel 1956. Si laurea in storia e filosofia nel 1981, si trasferisce in Sardegna per motivi di lavoro. Attualmente vive a Menfi e insegna italiano e storia a Sciacca. Nel 2003 ha pubblicato una raccolta di poesie “volo di gabbiani” ed. Mazzotta. Collabora con giornali e riviste. Molte liriche sono state pubblicate su varie riviste letterarie nazionali: Artecultura, Leconte, Club degli Autori ecc. ricevendo consensi ed elogi.

Romanzo
Una Vita Da Amare

Capitolo 1

Una voce avvolgente accompagnata da note calde e delicate, mi aiutò a non pensare, in quel momento, quella voce mi sostenne e mi diede la forza di non sprofondare nella tristezza. Ascoltai per ore lo stesso brano e mi cullai tra i lenti ritmi di quella musicalità così profonda, intanto, l’attesa divenne meno drammatica ed io ripresi, lentamente, la forza di muovermi e di volere.
Nelle ultime ore anche il mio corpo si era rifiutato di fare qualcosa, mi ero sentita come pietrificata, una sensazione di passività si era impadronita di me, ogni piccolo movimento sarebbe stato uno sforzo immane. Nonostante ciò ero, tuttavia, cosciente che quella specie di trans non poteva durare in eterno, in quel momento qualsiasi cosa mi sembrava inutile e fuori luogo.
Avevo letto del valore terapeutico della musica e qualche volta avevo provato e sperimentarne gli effetti, ma quel giorno mi resi conto che essa è benefica e medicamentosa sia per lo spirito che per il corpo.
Mentre le note si diffondevano nell’aria io riuscii a sciogliere tutti i miei nodi, il mio corpo si liberò, in parte, della sua pesantezza ed io mi sentii, finalmente, più leggera.
Mi ero, appena, resa conto di ciò che stava accadendo, quando fui scossa da una voce squillante che, spezzando quell’atmosfera di torpore dentro la quale mi ero rifugiata, annunciò l’arrivo della macchina dentro la quale avrebbe dovuto trovarsi una persona da me tanto attesa.
A chiamarmi era stata nonna Teresa che, nonostante, i suoi settant’anni, era in grado di gestire l’andamento della casa  e nello stesso tempo riusciva ad occuparsi di noi con molta cura.
Negli ultimi anni la grande casa era stata investita da non poche difficoltà, eppure, lei come sempre aveva retto ad ogni burrasca, rassicurandoci che non dovevamo arrenderci e che, prima o poi, la serenità sarebbe ritornata tra noi.
Io ero li in quella stanza ad aspettare da ore, lei lo sapeva, tuttavia, non mi aveva chiamata perché non voleva turbare quei momenti, negli ultimi tempi avevamo parlato, più volte, di come avrei affrontato quell’incontro e lei mi aveva suggerito di non programmare nulla, ma di lasciare spazio al mio impulso, ai miei sentimenti.
Io ero convinta che a guidarmi sarebbero state le mie emozioni, pertanto l’unica cosa che potevo fare, in quell’ultimo pomeriggio d’attesa, era smorzare l’ansia e superare quello stato di sfiducia nelle mie capacità di ripresa di fronte ad un futuro ignoto ed un passato che poteva essere assorbito dal nulla. La nonna continuò a chiamare ed io, a quel punto, non potei fare a meno di rispondere che stavo scendendo, così spensi il giradischi, mi guardai per l’ultima volta allo specchio, diedi uno sguardo alla stanza come se fosse l’ultimo ed uscendo, chiudendo la porta dietro di me, ebbi la sensazione che dietro quella porta ci fosse tutto il mio passato, li tra quelle mura domestiche, mura segrete e familiari che avevano custodito me e la mia famiglia nonostante le peripezie e le tribolazioni vissute negli ultimi anni.
Avevo sempre considerato la casa dei miei nonni un luogo quasi sacro, poiché quelle vecchie mura celavano un passato che non apparteneva solo a me, ma a tutti coloro che avevano contribuito a renderle  vive e piene di vitalità. Ogni vissuto aveva lasciato in quel luogo un segno, un simbolo di estrema sopravvivenza, dentro piccoli spazi erano emerse grandi presenze la cui storia era stata assorbita dall’ambiente, che in modo caparbio aveva recepito, conservato e suggellato ogni piccolo segreto di vite dall’apparenza insignificanti, ma dal respiro profondo e talvolta impenetrabile. Io li mi trovavo a mio agio perché quell’atmosfera misteriosa aveva alimentato la mia fantasia, proiettandomi, talvolta, lontana e fuori da ogni realtà angusta e dai contorni limitati.
Adesso la casa era silenziosa, ma ancora risuonavano dentro le mie orecchie le  risate e il vocio dei miei compagni e dei miei cugini, quando insieme ci rincorrevamo per poi ritrovarci nel cortile come una vecchia brigata che si raduna al richiamo del comandante, il quale raggruppa i suoi soldatini per richiamarli all’ordine. In quell’ampio spazio interno protetto dalle pareti della casa noi ci sentivamo liberi e nello stesso tempo protetti, non va dimenticato, tuttavia, che a fare da padroni erano il pozzo e l’albero di noce, che a quanto raccontavano gli anziani c’erano da sempre, anzi dicevano che la casa era sorta li proprio perché c’era il pozzo, che da sempre aveva fornito acqua in abbondanza rendendo quel luogo prezioso proprio per la sua presenza copiosa.
Intanto avevo sceso le scale e senza rendermene conto mi ritrovai fuori ad osservare l’auto che, ormai in sosta, per un destino fatale era li proprio accanto al vecchio pozzo. Tutto il mio futuro era dentro quella berlina del ‘60 accanto a quel monumento che affondava le sue radici nel cuore della terra, nelle cui viscere scorreva il segreto dell’uomo. A quel punto avvertii la presenza della nonna, provai a stringere la sua mano per sentirmi, ancora una volta, rassicurata, intanto qualcuno provò ad aprire lo sportello dell’auto, il sole faceva capolino tra i rami dell’albero ed i vecchi tetti e si proiettava proprio sulla vettura, tuttavia non feci fatica a cogliere la sagoma che si materializzò davanti ai nostri occhi in modo reale ed inconfutabile. Tutto accadde abbastanza velocemente, eppure il tempo sembrò fermarsi così come sembrò fermarsi il mio cuore. (Continua)
 
 
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