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Sud o Centro?
Scritto da Lucia Mazzara   
Parlare di lavoro e di sviluppo non è facile, specialmente quando dilaga una crisi economica che sembra non volersi fermare.
Qualcuno prova, ancora una volta, a fare leva sulle solite promesse, altri dicono guardate in faccia la realtà, facendo riferimento  non solo a quella nazionale, ma soprattutto a quella siciliana. Una realtà povera e senza prospettive, perché se non fosse così non aumenterebbero le famiglie in fuga e non aumenterebbe il numero dei disoccupati, o di quelli che accettano lavori con paghe vergognose o senza nessuna copertura assicurativa. In un convegno  che ha per tema le piccole e medie imprese, non si può restare sordi al grido d’allarme che viene proprio dalle piccole imprese, le quali, pressate da un sistema fiscale sempre più soffocante, rischiano di chiudere i battenti.
L’Europa sarà pure il destino del nostro Paese, come ha detto l’On. Eleonora Lo Curto,  però i nostri parlamentari non sempre ci hanno rappresentati in modo attivo,  se molti finanziamenti non sono stati utilizzati, questo è molte volte il risultato di una mancata  informazione sui programmi lanciati dal parlamento Europeo. I nostri parlamentari  sembrano essere gli ultimi della classe o i nostri piccoli imprenditori non si aggiornano sulle possibili opportunità di sviluppo che la legislazione europea in termini finanziari offre loro? Certo nessuno può essere informato quando non ci sono organi in grado di fornire  formazione per creare alternative occupazionali  la dove il lavoro già esiste, e nuovi posti dove il lavoro è scarso o del tutto assente. Si è  detto che la  Sicilia non è il sud, ossia dobbiamo smettere di pensare al sud in termini dispregiativi,  perché la Sicilia è al centro del Mediterraneo. Io credo che sono vere entrambe le affermazioni, la Sicilia è sempre lo stesso profondo sud, mentre il resto dell’Italia rimane il nord, con i treni ad alta velocità, le industrie, le autostrade, le scuole con l’orario prolungato,  i centri di aggregazione sociale e tante altre infrastrutture.
Se i fondi strutturali europei si fossero spesi bene la Sicilia non  sarebbe più il sud, visto che questi fondi nascono per dare l’opportunità alla nostra isola di essere alla pari con le altre regioni. Con questi fondi si dovevano creare nuovi modelli di sviluppo, invece non è cambiato niente. Il politico chiede a noi dove sono andati a finire i soldi di questo fondo, io preferisco non azzardare risposte,  lascio al cittadino onesto e intelligente la  possibilità di trovare la risposta che reputa più attendibile. Tante volte, lo stesso cittadino, ha avuto l’impressione che lo Stato  rimane  assente o lontano, la stessa sorte tocca al Parlamento europeo, questi sembrano più concetti astratti che non realtà, pensiamo e viviamo ad una politica litigiosa. Gli uomini politici sembrano essere una vera casta, i loro stipendi sono tra i più alti d’Europa, eppure nessuno parla di tagli ai tanti privilegi di un parlamentare. Ieri si è lanciata una sfida alla Sicilia produttiva, ma si è pure detto che è una sfida impossibile, la realtà è amara, ma dobbiamo avere il coraggio di guardarla in faccia e partire proprio da questo punto.
 
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