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Uno strano delitto
Scritto da Piero Capizzi   
I carabinieri della compagnia di Sciacca dopo circa un anno coordinati dalla Procura della Repubblica, hanno operato una svolta nelle indagini per l’omicidio di Filippo Mezzapelle, 38 anni, pregiudicato di Menfi, denominato “Vasco Rossi”, per la sua apparente somiglianza al noto cantante nazionale.
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Di Carlo
L’omicidio avvenne nel cantiere di una struttura turistica di Menfi, in contrada Bertolino di Mare. I carabinieri hanno arrestato Giuseppe Leonardo Di Carlo di 29 anni, accusato di omicidio volontario in concorso. L'uomo era il datore di lavoro della vittima e sarebbe - secondo l'accusa- responsabile, insieme ad altre persone rimaste ignote, dell’efferato delitto. I carabinieri sostengono che i contrasti di lavoro tra i due potrebbero essere la causa del delitto, ma l'attività investigativa sta ancora continuando, anche per accertare se il delitto sia stato consumato in concorso con altre persone.


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Mezzapelle
 L’assassino o gli assassini in quella tragica notte di luglio avrebbero esploso almeno quattro colpi di pistola al Mezzapelle mentre dalla vicina Menfi in un tripudio di fuochi si concludeva la festa di Inycon. Cosa è veramente accaduto in quella notte di festa? Cosa ha spinto un giovane imprenditore, sulla cresta dell’onda, ad un così efferato delitto? L’efferatezza dell’omicida, che a sangue freddo appiccava il fuoco al cadavere del quarantaduenne menfitano nell’intento di non lasciare tracce di una probabile colluttazione o il tentativo di depistaggio per le forze dell’ordine, sembra un fatto inimmaginabile e difficile a metabolizzare, soprattutto per quanti lo hanno conosciuto ed apprezzato per il suo impegno sul lavoro.  
Aveva lasciato il carcere di Sciacca il 1 agosto 2006, Filippo Mezzapelle, con qualche mese d’anticipo rispetto al previsto. Il 20 maggio 1993 Mezzapelle aveva appiccato il fuoco ad una delle celle della struttura penitenziaria e, sia pure a distanza di 14 anni, quell’incendio in cui morirono tre detenenti e altri quattro rimasero feriti, era una delle piste seguite dagli inquirenti per far luce sul delitto e su cui stava indagando il sostituto Procuratore Salvatore Vella insieme all’ipotesi che ad ucciderlo poteva anche essere stata la criminalità locale. Subito dopo il fattaccio fioccò un arresto, quello del menfitano Michele Barreca, di 42 anni incensurato, per detenzione di otto cartucce e di una pistola calibro 38 con matricola abrasa. L’arresto scattò in flagranza di reato. “Il mio cliente – disse l’avv. Luigi La Placa, difensore del Barreca, non ha nulla a che fare con questa pistola che i carabinieri hanno trovato in una stalla, che non è di sua proprietà e dove avrebbe potuto recarsi chiunque”-. Mezzapelle uscito dal carcere avrebbe cominciato a minacciare e ad ingiuriare la madre che segnalò i fatti ai carabinieri, che tramite il sostituto Vella ha chiesto ed ottenuto dal GIP, Giuseppe Miceli la misura cautelare del divieto di dimora a Menfi per Mezzapelle. Soltanto da poco tempo il pregiudicato aveva potuto fare rientro a Menfi e ad iniziare a lavorare nel cantiere per la realizzazione di un albergo, in località Bertolino. Potrebbe non avere avuto il tempo di rendersi conto di quanto gli stava accadendo. E’ stato colpito da quattro proiettili in diverse parti del corpo. Chi lo ha ucciso poi ha bruciato il cadavere. A trovarlo nella prima mattinata del due luglio 2007 è stato un operaio del cantiere che ha dato l’allarme ai carabinieri di Menfi, guidati allora dal capitano Mennella. I Carabineri scartarono sul momento l’ipotesi del delitto di mafia. Il fascicolo, infatti, rimase alla Procura della Repubblica di Sciacca e non alla Dda di Palermo.
        1993: La Tv non funzionava e diede fuoco alla cella
        Sciacca – Quel rogo in carcere che causò tre morti

Nei precedenti di Filippo Mezzapelle ci sarebbero reati contro il patrimonio e droga. L’incendio al carcere di Sciacca causò tre morti e quattro feriti. Per quell’episodio il Mezzapelle fu condannato a otto anni  e sei mesi poi ridotti a cinque in Appello. Mezzapelle avrebbe protestato, secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, per la mancata sostituzione di un televisore guasto. Per protesta avrebbe scaraventato alcune suppellettili di arredo sul pavimento, poi sbattuto il televisore guasto sul muro ed infine appiccato il fuoco alle suppellettili con la bomboletta di propano del fornetto della cella, la numero 3 del piano della struttura penitenziaria saccense. Nell’incendio morirono per asfissia, il ventenne Andrea Piccione, di Erice, ed il quarantenne Benedetto Evangelista, di Palermo che avrebbe dovuto ancora scontare pochi mesi di detenzione. In seguito per le complicazione dovute alle ustioni riportate morì anche il menfitano Francesco Montalbano. Altri quattro detenuti  rimasero feriti uno dei quali chiese un risarcimento al Mezzapelle di 300 milioni delle vecchie lire.
Troppe ombre ancora avvolgono queste indagini. Il movente del delitto, l’arma e il presunto coinvolgimento di altre persone non ci permettono di pronunciare la parola fine su quel delitto d’estate.
                                                                   
 
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