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Mafioso o quacquaraquà?
Scritto da Piero Capizzi   
MENFI. 25/08/08 –   Il difensore di Vito Bucceri, avv. Amato, per mostrare l'estraneità del suo cliente alla mafia,
oltre a chiarire la natura dei rapporti con alcuni degli indagati sottoposti a fermo, lo stesso fa riferimento alla parole del presunto boss Gino Guzzo intercettate durante le indagini mentre parlava, all'interno dell'officina meccanica di Antonino Gulotta, con il commerciante Giuseppe La Rocca, anche lui arrestato perché ritenuto affiliato alla cosca. Secondo l'avvocato, "non ci sono prove e nemmeno indizi gravi che Bucceri faccia parte dell'organizzazione mafiosa o che abbia commesso degli illeciti, danneggiamenti, estorsioni, richieste di pizzo ed altro". La difesa dunque chiede l'annullamento o la riforma dell'ordinanza con una misura meno afflittiva sostenendo che non vi siano prove o indizi sufficienti che giustifichino la misura cautelare in carcere.  E' quanto sostiene, nella richiesta di scarcerazione, presentata al tribunale del riesame di Palermo, l'avvocato Pietro Amato, difensore di Vito Bucceri, 35 anni, manovale, presunto affiliato alla mafia arrestato nell'ambito del blitz "Scacco matto". "La mafia è dotata di proprie leggi, rigidi modelli comportamentali e operativi, qualità che mancano a Vito Bucceri per poterne fare parte, atteso che è convincimento del preteso capo che l'indagato è inaffidabile, parla troppo ed è un cretino all'ennesima potenza".  Bucceri è accusato dalla Dda di Palermo di aver fatto parte della famiglia mafiosa di Menfi in collaborazione con Gino Guzzo, presunto capo del mandamento di Montevago, e Calogero Rizzuto, presunto boss di Sambuca di Sicilia, e sottoponendo ad intimidazioni, danneggiamenti ed atti estorsivi attività produttive di Menfi. Secondo l'accusa, Bucceri avrebbe aiutato in particolare gli imprenditori Giovanni Campo e Filippo Campo (anche loro finiti in manette poiché ritenuti affiliati alla "famiglia" di Menfi), avvalendosi della forza d'intimidazione della suddetta associazione a delinquere e della condizione d'assoggettamento ed omertà che ne deriva, ad aggiudicarsi illegalmente la fornitura di cemento ed altro materiale per la realizzazione di opere pubbliche e lavori edili, concorrendo a porre in essere condotte estorsive ai danni di altri imprenditori. Riferendosi al Bucceri, diceva il presunto boss Gino Guzzo: "Hai fatto bene, però gli devi dire così… perché questo qua è cretino all'ennesima potenza ed è tragediatore...".
Giuseppe La Rocca: "Che è cretino lo avevo capito...".
 
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