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Fatta la legge trovato l’inganno!!!!
L’articolo 3 della nostra carta costituzionale dispone che ”tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua o di religione”. La legge è uguale per tutti è una frase che entra nelle nostre teste sin da quando, appena piccoli, cominciamo a prendere coscienza dello stato sociale. Il nostro ordinamento prevede che il potere legislativo sia esercitato dal Parlamento e che la promulgazione delle leggi spetti al Presidente della Repubblica, che attesta l’approvazione del medesimo testo di legge da parte d’entrambe le Camere. La legge è uguale per tutti non perché non fa differenze ma perché non lascia alcun dubbio sulla propria interpretazione. La principale funzione della legge è quella di regolare il comportamento su uno specifico argomento che interessi la comunità. Purtroppo da un pò di anni non è più così: la società è disorientata e frustata da notevoli problemi. Il caos regna sovrano: infatti,  non si riconosce più quali siano i diritti e quali siano i doveri che le leggi appropriate dovrebbero ben limitare. E questo perché? Le leggi sono troppe? Sono poco chiare? Sono ingiuste?....forse. Quello che vi posso assicurare è che una cosa di vitale importanza per la società è che ci siano leggi uguali per tutti perché da esse scaturiscono diritti per alcuni e doveri per altri. C’è un detto che cita:”fatta la legge trovato l’inganno”. Infatti, una volta erano i cittadini, chiamati furbetti, che fra le maglie di quanto dettato dalle leggi trovavano il modo di travisarne il contenuto per aggirarle. Oggi non è più così perché all’ordinamento legislativo si è aggiunto un nuovo elemento, il “decreto d’attuazione”, strumento nato per dare puntuale attuazione alla legge. Spesso capita che la legge  approvata non viene applicata proprio perché manca il decreto attuativo e così i diritti dei cittadini vengono meno e i doveri che ne scaturiscono non vengono rispettati. Conseguentemente, regna un caos legislativo già nelle more dell’emanazione. Questo è quello che accade in  tutti i settori della società. Le leggi che sono state approvate nel 2005 sono state applicate dopo due anni. La cosa più sconvolgente è che enti, anche ministeriali, hanno la pretesa di regolare il settore cui sono interessati con proprie circolari sconvolgendo il contenuto delle leggi in materia. Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno con una propria circolare ha stabilito che la notifica di una multa è valida anche se arriva dopo 150 giorni dall’accertamento dell’infrazione purchè la Pubblica Amministrazione  abbia spedito il plico entro quei 150 giorni. Prima del 20 agosto, giorno di emanazione della suddetta circolare, se una multa veniva notificata a casa dopo 150 giorni,  l’infrazione non era valida, a meno che nel frattempo il trasgressore non avesse cambiato residenza senza darne comunicazione al proprio Comune. Da adesso in poi chi riceve una notifica non deve guardare più la data dell’infrazione ma la data di affidamento del verbale di accertamento alle Poste; se i 150 giorni non sono stati rispettati il cittadino può fare ricorso e la multa verrà annullata. Come potete chiaramente capire il Dipartimento si è dato un potere legislativo che non gli spetta.
Anche nel settore finanziario accade la stessa identica cosa. Difatti, capita che i Dipartimenti  del Ministero del Tesoro abbiano i loro metodi e la loro modulistica  per applicare la legge; che l’Inpdap e l’Inps abbiano i lori metodi e la loro modulistica. Ma di cosa stiamo parlando? …Del DPR 180 del 1950 e successive modifiche. Lascio immaginare a voi cosa sia successo nei quasi 60 anni di applicazione di questa legge: di tutto e di più!! Anche perché, essendo l’unica legge di diritto al credito, è stata sempre ostacolata nella sua applicazione. In tempi recenti con la legge numero 80 del 14 maggio del 2005 ne è stata estesa l’efficacia sia ai pensionati che ai dipendenti delle aziende private. La modifica di legge ha previsto che i pensionati di tutte le categorie vengano anch’essi inseriti tra gli aventi diritto a questo tipo di credito per cui anche a loro è applicabile il DPR 180 del 1950. L’Inps con un proprio decreto ha posto dei paletti escludendo una moltitudine di categorie: ha utilizzato un sistema che stabilisce degli oneri a carico dei pensionati quali, ad esempio, quelli di  recarsi presso le loro sedi facendo file interminabili; ha usato una modulistica propria ed ha applicato la legge a modo suo inserendo delle procedure per la riduzione della quota ceduta non rispettando gli articoli di legge che danno precise indicazioni in merito. Inoltre, ha anche fatto sì che i pensionati subiscano una doppia trattenuta sulla pensione per il recupero delle rate scadute che, a causa della lentezza dell’Ente, sta provocando notevoli disagi: pensate che su 700 euro di pensione trattengono al cliente 280 euro costringendolo a vivere con sole 420 euro.
Alla luce di quanto sopra detto, speriamo che un bel giorno qualche Governo sia esso di centro-destra o di centro-sinistra si accorga di quello che succede e ponga in essere delle norme che diano un freno a questo malgoverno che non dà certezze ma crea scompiglio, confusione e disagio nella società.   

Lillo Lanzarone
 
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