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I pupi siciliani e l'etica politica
Scritto da Nino Palmeri   

Signori si apre il sipario, inizia il consiglio comunale, il teatrino della politica, l'opera dei pupi.

Si eseguono gli ultimi aggiustamenti e si danno le istruzioni per entrare in scena, è possibile dare inizio alla recita a soggetto in programmazione. Ma i figuranti di cui parliamo hanno qualcosa in comune con i più famosi pupi siciliani espressione "splendente" di quello spirito epico, eroico e cavalleresco, che dalla Chanson de geste medievale ai grandi poemi dell'Ariosto, segna lo sviluppo di un'educazione sentimentale e di una visione etica e poetica del mondo?
Noi riteniamo di no, infatti: i pupi esprimono la volontà di continuare a battersi per ideali di libertà per affrancarsi dal peso dell'invasore, sostengono dentro di noi, più che fuori, la voglia di riscatto da condizioni di sudditanza. Non a caso i pupi costituiscono un umile ma tenace segno di contraddizione e di resistenza rispetto alla logica della rassegnazione e del peggio, che è propria dei "vinti". Essi ci aiutano a capire il Gran Teatro del Mondo, dove si è fin dalla nascita "agiti", giusta l'idea Pirandelliana secondo la quale "siamo tutti pupi" (marionette, burattini, maschere, ombre), animati dallo onnipotente   Spirito divino, che è nel cuore di tutti gli esseri ed infatti con i pupi possiamo aprirci un varco verso quel pò di libertà che si può conseguire nella recita "a soggetto" del sacro canovaccio del destino.
I nostri rappresentanti no!!! Essi assomigliano più a quel paradigma ben rappresentato dal Principe Antonio De Curtis in un famoso film "Gli onorevoli". Vota Antonio La Trippa!  invitava il mitico Totò, armato di un improvvisato megafono, « Sì, al sugo! » ribatteva un suo dirimpettaio, con quella che un politico scafato potrebbe definire come "ironia di bassa lega", ma che è azzeccatissima. Soprattutto si adatta sia ai dilettanti sia ai professionisti della politica, che gestiscono le poltrone del potere come un tempo conti e marchesi gestivano i feudi: le comprano, le vendono, le suddividono (vassalli, valvassori, valvassini), sottogoverni, presidenti di commissione, portaborse etc. etc.. Dopo le ultime consultazioni, si è parlato del consistente "partito del non voto", della massa di persone che non si sentono rappresentate dagli schieramenti e dai singoli movimenti politici guardando all'indegno spettacolo    che deputati, senatori,  presidenti di regioni e province, sindaci, assessori  e consiglieri  che, pur di mantenere la poltrona, abbracciano in modo trasversale cause lobbistiche e personalistiche. Forse è ancora uno dei sette peccati capitali della politica pensare con la propria testa e scegliere, possibilmente per il meglio, secondo le circostanze e ciò vale tanto per gli elettori quanto per gli eletti. Forse si stava meglio, quando si stava peggio, e tutti avevano una bella etichetta: sul vestito, sulla tessera di partito, nella testa. Oggi, secondo molti, i jeans firmati, l'ultimo modello di cellulare e la paghetta stratosferica dei giovani che si affacciano alla politica fanno a botte con le simpatie che essi dichiarano. Forse sì. O forse è l'ennesimo tentativo di attaccarsi all'apparenza. Ma ciò che siamo non sarà mai ciò che votiamo, almeno per tutti coloro che - per una ragione o per l'altra - votano turandosi il naso, come suggeriva la buonanima di Indro Montanelli.
Ed allora "Pupi si" ma pupi espressione "splendente" di quello spirito epico, eroico e cavalleresco che significa sviluppo, educazione sentimentale e visione etica della politica e della gestione del potere.

 
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