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DEPUTATO PENTITO SI CONFESSA/4
Scritto da Dino Chiruzzi   
L’On/le Roberto Poletti, con il supporto del giornalista Andrea Scaglia di Libero, continua a confessare la sua compartecipazione al malcostume istituzionale italico.
Non sono reati perseguibili per legge, come già ribadito nei precedenti articoli, ma non per questo sono meno deprecabili, in quanto afferiscono alla nostra convinzione nelle  istituzioni, al nostro disagio socio – economico trascurato, irridono ai nostri bisogni quotidiani.
Ascoltiamo la sua confessione:
“Ma adesso non si dica che a Montecitorio non lavoriamo mai. Non è così. Prendiamo la Finanziaria ….. è un continuo, il cellulare manda trillini d’avviso ogni tre minuti. E poi fax ed e-mail di convocazione, decine e decine, carta e carta e ancora carta, un settimanale ha calcolato che soltanto per le convocazioni via fax degli organi della Camera vengono spesi 200mila euro ogni anno. E insomma, sulla Finanziaria tutti i deputati sono chiamati a raccolta, prima in commissione …. poi in emiciclo, quando cè da votare. In realtà, c’è da dire che si tratta dell’ennesima occasione in cui ti rendi conto che, su 630 onorevoli, quelli che effettivamente hanno voce in capitolo sono si e no un decimo, ed è  un calcolo per eccesso. A decidere è il segretario di partito, che nel mio caso è anche ministro, insieme con altri esponenti di governo. Al limite, ne può parlare con il capogruppo e qualche altro fedelissimo. A tutti gli altri non resta che schiacciare il bottone a comando.”
“La finanziaria, dicevo – riprende Poletti – è un caos totale, il Palazzo impazzisce.  I tempi sono contingentati, le sedute si prolungono fino a notte fonda, c’è chi si addormenta in Aula e sui divanetti, si organizzano turni per andare a mangiare, tanto il ristorante è sempre aperto, “voti tu per me? Poi ti copro io”, la sigaretta è pressochè libera. Gli avvocati si portano le pratiche più urgenti, già che ci sono gli danno una occhiata, d’altronde a Montecitorio i doppiolavoristi non hanno bisogno di nascondersi.
Altri giochicchiano con il telefonino, c’è addirittura chi si diverte con queste chat erotiche, poi se le guardano a vicenda e sghignazzano…. . e lo dico senza il minimo snobismo, io ci sono in mezzo, sono uno dei commedianti, e pagato per questo, per giunta.”

Viva  l’Italia!
Il mercato delle vacche. Sì, sono le parole dell’On.le Poletti che ci racconta come le lobby, di ogni specie, cercano di convincere deputati offrendo loro, velatamente e non, compensi, se questi presentano emendamenti a questo o quel provvedimento in finanziaria. Egli asserisce che l’offerta c’è stata, ma lui ha rifiutato.
A volte, per questo mercato, personaggi dello stesso partito sono giunti a litigi furibondi. Altre volte serve loro per accreditarsi presso il proprio elettorato dimostrando di fare qualcosa per loro.
Facciamo parlare l’interessato a proposito del lavoro parlamentare tra Camera e Senato, il cosidetto “bicameralismo perfetto”.
…. Non sarebbe più logico e funzionale discuterla una volta sola, ‘sta benedetta Finanziaria?”
Noi andiamo oltre. Pensiamo che questa liturgia è perfettamente inutile sia per la Camera che per il Senato.
La finanziaria è lo strumento che sancisce la volontà di un Governo, stabilisce gli indirizzi socio-economici, culturali, ambientali, di sviluppo, di ricerca ecc., e che qualifica (o squalifica) il Governo stesso. Se esso presentasse, una volta stabilito cosa vuole fare, disegni di legge, decreti e quant’altro in Parlamento, una sola Camera, ma con pochi e chiari articoli, e il Parlamento decidesse di approvarli, emendarli, respingerli, sarebbe il miglior modo di occupare il tempo e con un risparmio economico elevatissimo. Tutto questo significherebbe semplicemente : Buon Governo! Tutto il resto è fuffa! Speriamo che un giorno, non lontano, assisteremo a cambiamenti veramente epocali. Meno sprechi, meno chiacchiere e più fatti.
La curiosità del giorno.
Un giorno mi chiama Pecoraro Scanio e mi convoca d’urgenza, “ci vediamo a casa mia? Devo parlarti di una cosa importante”. Subito penso: ecco, arriva il cazziatone. In effetti, c’erano state trasmissioni in cui svelavo qualche onorevole trucchetto, e poi   assemblee in Piemonte dove avevo raccondato dei nostri stipendi altissimi, e i collaboratori di un deputato Verde gli avevano chiesto l’aumento, e insomma questa se l’era presa. Arrivo da Pecoraro: lui abita in un bell’appartamento all’ultimo piano di un palazzo nel centro di Roma, poco lontano dalla stazione Temini, nella zona delle ambasciate e dei consolati. Dalla sua terrazza si gode un panorama magnifico, ci ha anche piazzato una vasca in stile Jacuzzi, così puoi farti l’idromassaggio e cose del genere guardando le stelle, comunque uno spettacolo, e a quel paese le raccomandazioni sui risparmi. Arrivo e dopo i saluti di rito mi spiega: ci sarebbe da aderire a un altro gruppo parlamentare, quello di Sinistra Democratica.
Io? “si,tu”. Il discorso è semplice: il Ministro Fabio Mussi e i suoi, in rotta con i DS sprattutto per via del costituendo Partito Democratico, hanno costituito alla Camera un gruppo parlamentare per conto proprio, chiamato Sinistra Democratica. Solo che adesso dal nuovo gruppo se ne sono andati Grillini e altri due onorevoli, e ci vogliono   almeno venti deputati per tenerlo in piedi ed avere a disposizione gli uffici e incassare i contributi, e insomma mi par di capire che loro stanno per scendere a diciannove, hanno bisogno di un altro. “ Tu fai così – mi dice in sostanza Pecoraro-, aderisci a Sinistra Democratica  , il nostro capogruppo ti scrive una bella lettera in cui ti ringrazia per l’adesione tecnica e il gioco è fatto”. Spiego che io con Mussi non c’ho mai nemmeno parlato, questo loro capogruppo l’avrò incrociato due volte a dir tanto, e poi non so nemmeno che politica intendono fare, questi. Pecoraro mi tranquillizza, “è solo un’adesione tecnica”, e mi prospetta la possibilità di essere candidato alle elezioni europee … E allora, volendo, posso cambiare Commissione, ce n’è una che gradisco più della Cultura? Ci penso e decido che va bene, iscrivetemi pure a Sinistra Democratica, per quanto mi riguarda mi piacerebbe la Commissione Affari Esteri, lì ci sono i big. E così succede: io, anticomunista da sempre, mi intruppo con i fuoriusciti dei DS, questi neanche mi parlano ma mi inviano delle e-mail che cominciano con “Caro compagno”, e la mia adesione tecnica  mi frutta un posto in Commissione Esteri.”

Fine
 
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