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UOMO CANE
Scritto da Alessandro Lo Piccolo   
Il mistero dell’ “ Uomo cane ” : Tommaso Lipari o Ettore Maiorana ?
La storia di ogni personaggio, che ha suscitato l’interesse di qualsiasi storico, presenta il più delle volte dei “rebus” o “misteri”, che meriterebbero di essere chiariti. L’argomento qui in questione, è di un personaggio soprannominato l’ “Uomo Cane” o “Omu Cani”, ossia un certo Tommaso Lipari.
Un nome questo, che all’inizio, non ci direbbe niente. Anzi, sembrerebbe, un nome comune. Però, dietro questo Tommaso Lipari, si celerebbe, uno tra i più famosi scienziati di fisica nucleare, che negli anni ’30, assieme a Enrico Fermi ed Emilio Segrè, compirono i primi studi sulla reazione degli atomi, che da lì a qualche decennio, avrebbero scaturito la prima bomba atomica della storia : Ettore Maiorana,  misteriosamente scomparso nel 1938. Tommaso Lipari, era un barbone, che ha trascorso tutta la vita, a vivere da randagio, raccogliendo mozziconi di sigarette gettate per strada e mangiando ciò che rovistava nei contenitori della spazzatura. Per questo motivo i mazaresi, gli
hanno affibbiato questo soprannome de l’ ”Uomo cane”. Il Lipari, avrebbe vissuto a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, dal 1940 al 1973, anno della sua morte.
Allora, Tommaso Lipari o Ettore Maiorana ?
E’ una domanda, difficile a cui rispondere. Il mistero di tutta questa vicenda, ha avuto inizio, grazie alle rivelazioni di un cittadino mazarese, tale Edoardo Romeo. Siamo negli anni 70, Romeo, aveva dichiarato a Leonardo Sciascia, che scrisse un libro dedicato alla vicenda, di avere conosciuto questo barbone, che gli avrebbe rivelato di essere il fisico scomparso nel 1938. Ovviamente si fece giurare di non rivelare la sua vera identità immediatamente, bensì almeno quindici o vent’anni dopo la sua morte.  Lipari o Maiorana , avrebbe confidato a Romeo, che quel 26 marzo del 1938, avrebbe incontrato sulla nave diretta da Palermo a Napoli, il vero Tommaso Lipari, dal quale avrebbe, in cambio di una cospicua somma dell’epoca, “ acquistato “ l’identità. Questo Tommaso Lipari, era nato a Tunisi nel 1900, poi avrebbe trascorso parte della sua vita a Moncalieri in Piemonte, ed addirittura è stato arrestato due volte : la prima nel 1938, per oltraggio alla figura di Mussolini, la seconda per oltraggio, questa volta ad un  vigile urbano. In quelle due occasioni, è stato rinchiuso nel carcere di Favignana. Romeo, lo conobbe per la prima volta nell’estate del 1939, in quanto dipendente nel mulino di un suo parente, in qualità di manovale. E’ stato comunque, il primo a capire, che quel manovale era diverso da tutti gli  altri. L’aveva  incuriosito. Per esempio, affermò che, conoscesse il latino alla  perfezione di tutte le funzioni liturgiche celebrate allora nella cattedrale della città, cosa questa insolita per un manovale. Poi quando è scoppiata la guerra, ne perse le tracce, per rivederlo alcuni anni dopo, ridotto però come un barbone. Continuò, comunque ad essere incuriosito da questo  “strano “ personaggio. Non  smise mai di pedinarlo. A sua volta, ha dichiarato di averlo visto più volte a raccogliere pezzi di carta e di matite, per poi mettersi a scrivere appunti . Poi, addirittura un giorno imbattendosi in una comitiva di studenti, dopo avere scrutato un testo di matematica, si sarebbe addirittura emozionato. Elementi, questi, che Romeo stesso, ha definito  “insoliti” per un barbone. Quell’uomo, a suo parere, teneva nascosto un “segreto”. Un noto criminologo, Vincenzo Savatteri, si è occupato anche della misteriosa sparizione di  Maiorana. Ha studiato l’argomento, approfondendo i vari atti, documenti e visualizzando le varie fotografie. Dalle sue indagini, sembrerebbero affiorare  elementi, che forse potrebbero rivelare se Tommaso Lipari e Maiorana erano la stessa persona o no. Tra le particolarità di queste sue indagini,  Savatteri,  ha per esempio parlato del famoso bastone con uno spillo all’estremità, con il quale Lipari, raccoglieva i mozziconi di sigarette per terra. Da notare, che il bastone, presentava una serie  di tacche nere disposte ad intervalli. Questo, nel linguaggio simbolico, che solo un fisico o matematico può solo ed esclusivamente capire, significa che queste tacche,  specialmente le più centrali, rappresentano la somma dei numeri posti all’estremità, ed è quindi un “collegamento” con la  “ Teoria di Fibonacci ”(dal nome di Leonardo Fibonacci, matematico pisano del XIII secolo), in cui si parlava della “successione” dei numeri positivi. Comunque, questo giallo, è ancora lungi dal raggiungere finalmente ad una svolta. Per esempio dov’è la sua famosa “sacca”,  nella quale Lipari conservava i suoi oggetti personali. Tutto ( vestiti inclusi), dopo la sua morte avvenuta il 9 luglio del 1973 è stato buttato. Forse  quel sacco,  avrebbe potuto fornirci qualche spiegazione.
Anni dopo, la sorella di Maiorana, non credette a queste versioni, dello stesso parere era anche lo scrittore Leonardo Sciascia, che è sempre stato sostenitore dell’idea che, lo scienziato, già sette anni prima delle tragedie nucleari di Hiroscima e Nagasaki, prevedeva quali sarebbero stati gli effetti di quelle ricerche, e che appunto per questo, aveva deciso di “allontanarsi” dal mondo, forse rifugiandosi in qualche convento, anche se poi spuntarono varie piste, come per esempio, che si fosse rifugiato in Unione Sovietica, dove già c’era un altro scienziato, Gillo Pontecorvo, oppure che era stato visto in Argentina negli anni ’50.
Alessandro Lo Piccolo
 
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