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Storia della risata
Scritto da Alessandro Lo Piccolo   
Quando la satira a noi siciliani, ci faceva morire dalle risate.
La satira, è una sorta di critica, fatta  tutta  di  “sarcasmo”, con cui si tende a colpire le autorità politiche.
A noi, interessa in particolare, lo studio della satira in Sicilia. Di esso, se ne è occupato tra i tanti studiosi, Giuseppe Pitrè e di recente Gabriello Montemagno autore di un recente lavoro, intitolato “Il babbìo: storia della stampa satirica a Palermo”, edito da Sellerio. Il Pitrè, medico ed illustre etnologo, dopo avere visto la mancanza di notizie per il medioevo, in quanto in quel periodo esisteva una durissima repressione contro tutti coloro che volevano “ironizzare” o “ sbeffeggiare” i potenti Signori feudali, ci riferisce di notizie risalenti al Cinquecento, dove esistevano dei “cartelli” appesi, con cui si ironizzava sui  feudatari del periodo, ma esistevano  pure degli elogi spiritosi detti “ Pasquinate”. Gabriello Montemagno, nel suo libro, fa risalire al 1848, che è stato un periodo di fermenti rivoluzionari  in Europa ( Sicilia inclusa ), la nascita dei primi giornali satirici : “La Gazzetta degli ultimi giorni di Carnevale “, “ Il Finalmente “ e la “Tragicommedia Borbonica”.
Il primo di questi giornali era detto “degli ultimi giorni di carnevale “ perché volendosi ispirare al clima scherzoso del carnevale, usava un tono cosiddetto “ pungente” o scherzoso verso la Monarchia Borbonica, i generali e i ministri. Il giornale pubblicava dialoghi teatrali grotteschi e satirici, basati su temi politici e trai suoi collaboratori ha annoverato persino l’illustre letterato Francesco Paolo Perez.  Tutti questi fogli, colpivano con tutto il sarcasmo possibile la monarchia borbonica, i ministri e i generali. Due ministri del  Governo  rivoluzionario, Mariano Stabile (affari esteri e commerciali) e Michele Amari (finanze), hanno difeso la libertà di stampa, contro coloro che volevano la chiusura di un’altra testata umoristica, ossia “Lo Staffile”. Stabile, scriveva all’allora Ministro dell’interno Pasquale Calvi : " La prego dia subito le più energiche disposizioni per fare rispettare la libertà della stampa, e la pubblicazione di detto giornale", ibidem, fece il suo collega Amari in un’altra lettera :" Aggiungo i miei desideri a quelli che esprime sotto quest’aspetto il Sign. Ministro degli affari esteri". A sua volta, Calvi ha acconsentito alla libertà di circolazione di stampa.
Nei decenni successivi sono nati altri giornali umoristici. Tra i più celebri, abbiamo il “ Piff ! Paff!” nato nel settembre 1878.  Ha avuto vita longeva  (salvo qualche breve interruzione) fino al 1935, per poi  riprendere brevemente nel secondo dopoguerra. Il termine Piff ! Paff!, qualcuno l’ha interpretato come degli schiaffi dati e ricevuti, qualche altro ha fatto invece allusione a colpi di sciabole. Dal punto di vista politico, all’inizio era di idee repubblicane, poi monarchico-liberali, ed infine si è trovato ad ossequiare il fascismo. Nelle proprie caricature, affrontava argomenti di politica locale e nazionale. Il problema dell’acqua, che per esempio mancava  in molte città siciliane era  vero argomento di attualità.  Il “ Piff! Paff! ”, nel  novembre 1900, ha dato per esempio risalto ad una Commissione d’inchiesta (formata da cinque esperti), che hanno studiato tutti gl’incartamenti dell’Archivio comunale di Palermo, per verificare tutte le irregolarità delle precedenti amministrazioni comunali. Alla fine, è stata stilata una relazione, presto però finita nel dimenticatoio. L’episodio, è stato comunque immortalato in una vignetta , dal titolo :
L’inchiesta dei cinque. I membri al lavoro. Si è manifestato un primo caso d’incretinimento”, proprio perché i cinque membri che svolgevano l’inchiesta, erano intenti a studiare l’immenso carteggio.
Un’altra storica testata era  “ Il Babbìo ”, durata dal 1900 al 1924. Il giornale, oltre alle varie caricature umoristiche, era noto per due rubriche (sempre in chiave umoristica), intitolate : “ Ciccu  Raimondi “ e il “ monologo di Isidoro”. Il primo personaggio, cioè Ciccu Raimondi,  raccontava le vicende di politica nazionale ed internazionale, il secondo, ossia Isidoro, quelle palermitane.
Vale la pena ricordare, il “Becco Giallo“, che dopo una chiusura avvenuta in pieno clima fascista, riprese le pubblicazioni nel 1944, fino al ’48. Poi dal 1951 al 1960, è stata la volta di “Giufà”.
In tempi più recenti, ed esattamente anni 70 e 80, sono usciti “Il Pettegolo” e la “Paginazza”. Il primo, usciva a Palermo nel 1975 sotto forma di mensile. Affrontava argomenti, che ancora oggi sono d’attualità ( es. l’immondizia, la disoccupazione). Con tecniche di fotomontaggio, per esempio  stato scritto un’articolo che annunciava l’atterraggio di un ufo, che dopo avere sorvolato il mondo intero è atterrato su un cumulo di spazzatura. Una vignetta, è stata dedicata nel ’76 all’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, ritratto con la sua famosa “gobba”, col titolo “il Portafortuna degl’italiani”. Invece, “La Paginazza”, inserto umoristico stampato dal quotidiano palermitano  “l’ORA” negli anni 1986-87, pubblicava vignette sui vari governi Craxi, Andreotti, De Mita etc. Anche in altre città siciliane, come per esempio a Messina si diffusero giornali con un forte accento satirico :  “Don Marzio” ( 1906-1923, caratterizzato da una forte satira antisocialista), "Il Marchesino” (1894-1931), “Il Nuovo Telefono” (1890-1924), quest’ultimo che si definiva organo dei partiti monarchico, repubblicano, moderato, anticlericale etc. A Catania,  Nino Martoglio,  celebre scrittore e commediografo, aveva fondato e diretto dal 1889 al 1904, il Giornale  “ D’Artagnan”, che ha vantato anche la collaborazione di Trilussa e Scarpetta. Si presentava al lettore in modo chiaro e semplice, anche in forma dialettale compresa da tutti. Esso, rendeva di mira  i potenti che avevano il potere politico ed era dalla parte delle  classi sociali disagiate. Concludendo questo lavoro, premetto che, molte di quelle vignette, al pari esempio di altri giornali italiani del calibro de “ L’Asino” o la rivista tedesca “Simplicissimus” anch’essa umoristica, diffusa dal 1896 al 1944, sono da considerare delle opere d’arte, che hanno caratterizzato un’epoca, e che ha entusiasmato e fatto sorridere, perché non dirlo, le generazioni dei nostri nonni e dei nostri padri. Il loro fascino estetico, la loro grafica, ancora oggi nonostante viviamo nell’era di internet, ci attira e ci fa ancora sorridere.
Alessandro Lo Piccolo
 
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