Menu utente

Login Form






Password dimenticata?
Home arrow Cultura e Scienza arrow Il Separatismo Siciliano
Il Separatismo Siciliano
Scritto da Alessandro Lo Piccolo   
Separatismo in Sicilia : settant’ anni fa la rabbia di uomini, che volevano il riscatto della propria terra.
Esiste oppure no una relazione tra i termini “identità” e “riscatto”?
Effettivamente c’è. D’altronde la storia ce lo insegna, abbiamo visto come sono per esempio cominciate l’inizio degli anni novanta dello scorso secolo le guerre che hanno sgretolato la Yugoslavia. Stessa cosa dicasi delle recenti vicende della Crimea, che per ricongiungersi con la madrepatria Russia, ha proclamato la propria secessione dall’ Ucraina.
Tutto questo accade perché un popolo, quando è soggiogato, di conseguenza scopre la sua identità nazionale e la sua voglia di  riscattarsi, ossia costituire una patria finalmente libera, pacifica e in primis priva di diseguaglianze sociali. Anche la nostra Sicilia negli anni tra il 1943 e il 1945, un periodo molto critico dove regnavano il caos politico, ma soprattutto la fame, la miseria,  tragiche eredità della seconda guerra mondiale, si è trovata a dovere affrontare il dibattito se staccarsi o no dall’Italia. Portavoce di queste idee nazionalistiche è stato Andrea Finocchiaro Aprile, avvocato, figlio di patriota risorgimentale. Egli, ha approfittato degli eventi  politico e militari dell’estate 1943,  intuendo che con lo sbarco degli anglo-americani in Sicilia, quello era il momento favorevole per il “riscatto” e “l’identità” della terra siciliana, che per ottant’anni è stata calpestata e sfruttata dalla monarchia accentratrice dei Savoia. Il 23 luglio del 1943, all’indomani  dell’occupazione di Palermo da parte della V armata americana del Generale Patton, venne stilato il “ memorandum “ per la costituzione di una libera Repubblica in Sicilia, il 28 il Comitato per l’indipendenza della Sicilia ( Cis ) divenne Mis.
All’ inizio gli americani e gli inglesi accolsero queste istanze all’indipendenza con favore , specialmente i britannici, i quali volevano mantenere il loro controllo sul Mediterraneo, istituendo basi militari nelle isole italiane.
A Washington , a New York  il Sindaco Fiorello La Guardia e la radio “ Voce dell’America” si dimostrarono a favore delle richieste di secessione. I separatisti, se ne compiacquero parecchio, convinti che l’appoggio statunitense era garantito, al punto tale da propagandarlo attraverso una loro emittente clandestina. Molti di quei messaggi, furono occultati per ordine dell’allora commissario civile per la Sicilia, il democristiano Totò Aldisio, che chiese l’invio in Sicilia di tecnici e apparecchiature  Siemens onde evitare la loro diffusione.
Le Autorità del Governo centrale erano viste con disprezzo, il Re era un fedifrago ai loro occhi, come del resto tutta  casa Savoia. Ogni volta  che in Sicilia veniva qualche personaggio del Governo di Roma, non mancavano manifestazioni per denigrarli.
Un fatto curioso, un giorno a Palermo venne in visita il primo Presidente della Repubblica, Enrico de Nicola, accolto in Via Maqueda con proteste accese.
Egli rispose, mettendosi in una posa come se volesse “scorreggiare” sulla folla.
Il movimento separatista, non dimostrò affatto di scherzare. Quando gli americani e gli inglesi, restituirono la giurisdizione del territorio italiano (isole incluse) al Governo di Roma, perché serviva il supporto logistico italiano per scacciare i tedeschi dalla parte settentrionale del paese accantonando così ogni aiuto al Mis, quest’ultimo si sentì tradito, decidendo così di passare ad una successiva fase : la lotta armata. Da quel momento, i separatisti, hanno avuto una loro “colonna” militare, cioè l’Evis (Esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia). Secondo una testimonianza, quella di Santi Correnti, professore di Storia moderna all’Università di Catania, esiste un documento testimoniante la formazione di quest’esercito. E’  il foglio clandestino “ Sicilia Indipendente”, anno 1, numero 1 del 15 novembre 1944 un  vero e proprio “reperto” raro, in cui è riportata la notizia di un summit svoltosi  a Catania il 24 ottobre dello stesso anno,  presso la clinica del medico Santi Rindone, di provata fede separatista. Alla riunione era presente tutto lo stato maggiore del Mis (in testa il suo leader Finocchiaro Aprile) . Quest’ultimo, convocò Antonio Canepa, già reduce dalla lotta  partigiana nell’Italia settentrionale e furono decise le strategie militari da adottare.
Canepa, che era un docente universitario, venne insignito del grado di comandante Militare dell’Evis. Originario di Palermo, uomo di  vasta cultura umanistica ed esperto di azioni di sabotaggio al tempo della lotta partigiana, aveva compiuto un atto di sabotaggio contro l’aeroporto militare di Gerbini (Catania). Oltre ad essere indipendentista era comunista ed è stato forse tra i pochi in seno al movimento a sognare una Sicilia finalmente libera , dove ci fossero giustizia sociale e benessere. Proprio per la sua posizione che lo ha portato in contrasto con gli alti dirigenti separatisti, è stata teorizzata la teoria del “complotto”, riguardo alla sua morte avvenuta a Randazzo il 17 giugno del ’45.
Concetto Gallo, che ha raccolto l’eredità di Canepa, succedendogli alla guida dell’Evis, nel 1974 ha rilasciato all’inviato del settimanale L’ Europeo Enzo Magrì  un’ intervista, che è da considerare un documento eccezionale. Magrì, ne fece addirittura un “dossier”, in quanto dà la possibilità di dare certe risposte a determinati interrogativi. Riportando, alcuni passi delle dichiarazioni di Gallo al giornalista, ad un certo punto Magrì, gli pose la domanda su chi finanziò realmente  il Mis. Gallo rispose testualmente : “ Nessuno, mi creda. Sull’indipendentismo  siciliano sono state dette tra le altre cose, due grosse infamità: che fosse stato finanziato dagli americani e che gli indipendentisti siciliani operassero per fare diventare la Sicilia la 49 stella degli Stati Uniti. Due infamità “.
Per ciò che concerne il discorso della 49 stella degli Stati Uniti,
esisteva , ha dichiarato lo stesso Gallo, un “movimento per la 49 stella degli Stati Uniti”, guidato da gente che con il Mis non aveva niente da spartire, anzi si trattava di persone pagate per fare il comizi  addirittura per tutti i partiti.
Alla fine , nel corso di quell’intervista, disse che quello era un “ sedicente” movimento, anzi una invenzione del Governo italiano e specialmente del Ministro Scelba allo scopo di mettere i separatisti in cattiva luce verso i siciliani.
Tra i tanti passi di quell’intervista, ve ne sono alcuni riguardanti l’appoggio della Mafia, la morte di Antonio Canepa e la figura di Salvatore Giuliano.
Circa i rapporti con Cosa nostra, Gallo ha affermato che la Mafia si è alleata per convenienza con il Mis, in quanto supportato dagli alleati. Avvalendosi di questa strategia poteva benissimo spadroneggiare in Sicilia.
Con la Mafia,ha continuato Gallo, i rapporti erano tesi, perché l’esercito separatista non tollerava la presenza di bande di fuorilegge nei suoi territori, con cui non avevano da spartire  nulla.  
Un giorno, è stato addirittura minacciato da Don Calogero Vizzini capomafia di Villalba e Capo dei capi.
Ha anche parlato di Lucky Luciano, circa un suo coinvolgimento nello sbarco in Sicilia ed un suo appoggio all’indipendentismo siciliano, affermando testualmente: “A me personalmente questo non risulta. Io ho conosciuto Luciano, a Napoli nel 1948, al rientro da un mio viaggio negli Usa. Passammo una serata insieme. Lo rividi più tardi, con grande disappunto del questore di Catania che si indignò e volle conto e ragione. Ripeto, vidi parecchie  volte Luciano. Gli chiesi  anche di quella famosa circostanza di cui parlano tutti: l’accordo con Don Calò Vizzini,il fazzoletto con la lettera L  buttato a Corleone da un aereo americano  prima dello sbarco degli alleati. Non mi disse niente di preciso come era nel suo carattere. Si schermiva: Eh, eh, dicono, dicono. Dicono tante cose.  Lasciali dire. E chiuse l’argomento.  Quanto al  Mis,  posso dire che con Luciano non ebbe mai nulla  a che vedere.”
Per quanto riguardava la morte di Canepa, al giornalista che lo intervistava, ha spiegato tutti i retroscena  dei fatti accaduti dopo la sparatoria di Randazzo del  17 giugno 1945. Egli, era fuggito da Catania in direzione Palermo, travestito da ufficiale della marina americana con un’automobile guidata da un Ammiraglio americano, ed a bordo della quale c’era una nobildonna siciliana, che a quanto pare ha avuto un ruolo in quella fuga. Adesso per concludere quest’articolo, accenniamo ai contatti che Concetto Gallo ha avuto col bandito Salvatore Giuliano. Si incontrò con “Turiddu” nell’agosto del 1945, in località Ponte Saganà, sulla strada Palermo-Trapani. L’impressione che ha avuto del bandito è stata che era diverso dagli altri fuorilegge, in quanto aveva un ideale, una voglia di riscatto per la sua terra. Raccontava i giorni trascorsi con lui, alternandosi entrambi col mitra a tracolla nei turni di guardia, ed in cui in una sorta di “indottrinamento” gli spiegava che la Sicilia dal tempo di Garibaldi è stata sfruttata e delusa. Ha accennato all’epoca felice dei Florio, che poi con l’unità italiana ha attraversato una fase finale di declino, con la fusione delle società controllate da loro con la Rubettino  e la conseguente chiusura degli stabilimenti in Sicilia.
Image
Canadedesi in Sicilia
                                                                               
                                                                                               Alessandro Lo Piccolo
 
< Prec.   Pros. >


Orologio

Flash Player non trovato: lo puoi scaricare qui.

Calendario

« < Novembre 2017 > »
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
29 30 31 1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 1 2

Statistiche

Visitatori: 36228833

Sponsor