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BUON COMPLEANNO MENFI
Scritto da Rocco Riportella   
Auguri e Auguri ! Già, due volte !
Quasi 4 secoli ben portati, ben condotti !
375 anni dalla fondazione del Contado e della Città, per avviare il processo dello sviluppo agricolo ed urbanistico della Terra di Menphis ! ( 1638 – 2013 )
200 anni dalla Costituzione del Comune, per affermare l’autonomia politica e culturale della Menfi contemporanea! ( 1813 – 2013 )
Don Diego Aragona Pignatelli, 4° P.pe di C/Vetrano, 4° Conte di Burgetto (Menfi),     concreta finalmente e con lungimiranza la licentia populandi accordata da Carlo V al suo    illustre antenato Giovan Vincenzo Tagliavia Aragona (1518).
Egli, forte del felice rapporto personale costantemente tenuto col re Filippo IV, si pone a     nuovo vertice della grande discendenza Aragonese dei Tagliavia, connotando l’innesto dei     Pignatelli con una politica di investimenti feudali, ammantati di quella magnificenza     autocelebrativa che aveva già esaltato il prestigio ed il potere del grande prozio Don Carlo.
Don Diego, nuovo protagonista del Casato nel 17° secolo, pone mano alla fondazione di  Montedoro e Avola, reinterpreta l’urbanistica di Casteltermini secondo una scelta stilistica grave e solenne in una logica che assolve ai programmi dell’investimento, ma che soddisfa anche un Potere che nella piazza della Città riunisce il Palazzo simbolo del mero e misto imperio e la Chiesa luogo di raccolta e salvezza dei fedeli (antica debolezza di religiosità dell’illustre prosapia).
Questa lungimirante politica s’inserisce nel solco della nuova tendenza feudale d’inizio 17° sec.tesa ad incrementare investimenti economico-speculativi nelle fondazioni di nuove Città realizzando la messa a coltura redditizia dei vasti feudi.
Doveva sorgere alla contrada “delli Gareni “ la nostra Città, ove tutto era stato già predisposto, ma prevalse la scelta definitiva del sito arabo-svevo di Burgimill , forse per via della Torre dei Manuele, primi Signori di Burgiomillusio, perché facilitava la successiva edificazione del Palazzo e della rete urbana, ma anche per la abbondante presenza di acqua “…super fontem magnam qui ibi est….” indicata nel diploma federiciano (1239) : Don Diego, IV Duca di Terranova, degno interprete della politica urbanistica affermata da Don Carlo Tagliavia, il Grande Siciliano, traccia un progetto di una nuova Città per la Terra di Menphis che affida all’ingegnere regio Attilio Tedeschi.
Si acquistano “romanelli per tirare lenze in detta terra, calce, conci di tufo”, le canne per i picchetti sono nell’acquitrino della fonte, si pagano le maestranze portate da Castelvetrano e, sullo spianato dell’attuale piazza che si amplia, attorno e davanti la Torre che in parte si demolisce per addossarvi l’odierno Palazzo, si tracciano i primi due isolati abitativi ciascuno di m. 30x60, ai lati della via (oggi Garibaldi) che porta al Palazzo del Signore.
Il nome di Terra Menphis, in quanto capitale egizia del regno antico, deduce forse dal bagaglio di solida cultura classica dello stesso Duca, il quale dispone che Giuseppe Maggio fu Giovan Francesco, Capitano d’Armi di Castelvetrano, vera capitale feudale dei Tagliavia, proceda all’affitto di terre da mettere a frutto nel Feudo dei Fiori, nonché all’assegnazione pro-capite di terreno utile alla costruzione di un solo vano di m. 5,16 per lato.
I vani si affiancano l’uno all’altro, ripetitivamente, sì che l’insieme forma l’isolato inizile della via: a fianco, la Matrice ( Madonna delle Grazie); discosto ad oriente il convento ( Silva Cappuccini ); certamente il fondaco : tutto pianificato con regolarità assoluta.
Più tardi sorgeranno, sempre ai lati dell’asse viario (Garibaldi), altri due comparti abitativi di misura doppia alla precedente.
Settantacinque salme di terre man mano cedute in affitto ed in enfiteusi ai coloni che nel 1651 incrementano le case da 80, quante necessarie per iniziare la costruzione della Città, a 168 ed i contadini a 576 .
Ecco che, fra il 22 luglio ed 10 agosto del 1638 il Notaio Andrea Gerbino da Castelvetrano redige gli atti di assegnazione di terre a coloni di Partanna, Castelvetrano, Sambuca, Salemi, Santa Ninfa, Alcamo e poi anche Sciacca e Santa Margherita, che quì si trasferiscono con le famiglie incoraggiati anche dalla dilazione di 8 anni nel pagamento dei canoni pattuiti.
L’incremento si coglie dal bisogno di costruire gli ulteriori isolati, sicché diviene necessario il parallelo “stradone” (via Vittoria). Ad ogni strade di accesso alla Città é ubicata una  Chiese.
Le tavole planimetriche degli archivi del 1747 e 1829, nonché gli incrementi demografici crescenti registrati nei censimenti successivi confermeranno il grande successo dell’iniziativa fondatrice del nostro Don Diego  Tagliavia Pignatelli, che muore nel marzo 1663.
La Menfi contemporanea decolla con l’abolizione della feudalità nel 1812 ed il trasferimento al demanio della feudale Terra di Menphis.
Nella seduta del 25 marzo 1812 il Decurionato di essa Terra di Menphis, Presidente Vincenzo Arone Sindaco, delibera all’unanimità di cambiare il nome della Città in quello di Menfi .
L’11 agosto 1813 Ferdinando III Re delle due Sicilie decreta ed autorizza il cambiamento.         
Questo non è una formale declaratoria onomastica, ma segna l’effettivo decollo del processo di affrancazione popolare sotto il profilo sociale, democratico-partecipativo ed economico- reddituale delle famiglie.
E’ la nuova alba di una Città già attiva, partecipe, matura e pronta all’incipiente processo risorgimentale.
Le figure di Vito Imbornone, Calogero Ognibene, carbonari tessitori di conati politici, di Leonarde Cacioppo , braccio operativo della rivoluzione, coinvolgono la Città nelle vicende dell’Unità nazionale, ne fanno fede i documenti degli archivi privati e pubblici, locali e vicini.
Così decolla nell’800 la Menfi dei palazzi della borghesia terriera, dall’aspetto aristocratico, di quella Menfi che trasforma la coltura in cultura, che incrementa nelle professioni e nell’arte (il Palminteri ed i Viviani), i veri moltiplicatori d’una ricchezza che è già volano dell’odierna Bella, Serena, Civile Menfi !
    Auguri….ad majora !
    Rocco   Riportella













 
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